Ecco, lo sapevo. Mi conosco troppo bene: ancora una volta non ho saputo resistere alla tentazione… Speravo che l’età mi avesse regalato un po’ di prudenza, di diplomazia, di sano “menefreghismo”, nel senso che ormai, a 70 anni, nulla avrebbe potuto scalfire quella corazza così faticosamente e sistematicamente costruita nel corso del tempo come autodifesa dalle cose che non comprendo e che mi feriscono, facendomi scivolare elegantemente ogni cosa sul piano inclinato della mia pù totale indifferenza.
Mi si considera stupida o, peggio ancora, non così importante da meritare una qualunque spiegazione? Avevo ingenuamente sperato che il dedicarmi ad altre attività o l’intraprendere una gita fuori porta potessero distogliermi da questo fastidioso pensiero che da qualche giorno mi ronzava nella testa e invece eccolo qui, fastidioso come un bubbone sul naso, del quale non ci si riesce a liberare se non schiacciandolo senza pietà.
Eppure mi accontenterei di riuscire a guardarmi allo specchio e constatare semplicemente che il bubbone se ne sta li , senza intromettersi tra le mie rughe (d’espressione, s’intende, perché il sovrappeso mi risparmia in parte dalle altre, quelle che identificano la mia non più verde età).
Invece mi conosco troppo bene: il silenzio non rientra nella mia natura ed è direttamente collegato all’intollerabile gastrite che mi tormenta giorno e notte, perniciosa come la criptonite per Superman; dovrei essere contenta se qualcuno si prende la briga di decidere per me, senza consultarmi, senza chiarire insieme i motivi di certe scelte sui limiti di età per affrontare delle emergenze, ad esempio tre ore di volontariato giornaliere in tempi di normale routine rispetto allo stesso tempo impiegato in situazioni off limits.
Ringrazio chi pensa che il volontariato sotto stress sia un’attività fisicamente faticosa. È confortante arrivare a 70 anni e scoprire che altri, prendendosi cura di te per aiutarti a trascorrere meglio i tuoi ultimi anni di vita, hanno preso decisioni al posto tuo, visto che forse non sei più tanto lucida. Hanno compiuto una selezione sulla tua pelle, senza avere nemmeno la decenza di comunicartelo prima, ma “confessandolo” a giochi fatti, per non farti preoccupare.
Ecco, il limite (o il rischio) che si corre nel mondo del volontariato sta proprio nei rapporti interpersonali, quando nel gruppo questi diventano equivalenti a quelli tra un datore di lavoro (nemmeno troppo democratico e rispettoso) e i propri dipendenti, ai quali non è necessario dare spiegazioni sui propri comportamenti. Noi “non siamo amici” e nemmeno conoscenti: tu lavori gratis per me, quando mi servi, con le mansioni che decido io e per il tempo che decido io. Nel frattempo sarà sufficiente che, a distanza di giorni, io mi lavi la coscienza con delle ipocrite scuse e con una sorta di giustificazione che assomiglia molto ad una fantasiosa arrampicata sui vetri.
Tutto finito? Nemmeno per sogno: a tempo debito tutto tornerà come prima e il 70enne volontario “se vorrà” (perché non è etico dirgli apertamente che lo si sbatte fuori) potrà riprendere le sue funzioni affiancando un giovane, oppure potrà essere “dismesso” con l’offerta di un’auto eliminazione senza troppi giri di parole, gettando alle ortiche (per non dire nel cesso) la sua esperienza, la sua maggior disponibilità di tempo rispetto a chi lavora, con la possibilità di gestire eventuali imprevisti.
Purtroppo saper usare gli strumenti della democrazia non è alla portata di tutti e devo dire con grande rammarico che, ultimamente, in alcune associazioni di volontariato “trasparenza” e “co-gestione” sono diventate parole in disuso, o addirittura sono soltanto servite a chi guida il vapore come specchietto per le allodole verso gli ingenui.
Peccato: perché ciò significa che presto potremmo assistere ad una nuova deriva autoritaria, grazie alla quale (o a causa della quale, dipende dai punti di vista) la responsabilità del potere decisionale sarà in mano ad un gruppo di oligarchi, mentre al resto della società sarà distribuito un decalogo di comandamenti da rispettare e nulla più, sollevandola dall’oneroso compito di operare scelte, mettersi in gioco, assumersi responsabilità.
Già, ma a 70 anni, che senso ha continuare a farsi questo genere di seghe mentali? Meglio iscriversi ad un corso di ballo, per mantenere elasticità muscolare e recuperare il peso forma, dirottando tempo e denaro ad attività più gratificanti…