Smartphone, tablet, Internet con i suoi social, come Facebook e Instagram, ai quali possono accedere anche i minorenni, grazie all’account dei genitori, di amici o fratelli maggiori, sono diventati il “braccio operativo” dei nostri ragazzi, ormai proiettati verso il Web 2.0, grazie ai Social Software, ovvero software pensati appositamente per sostenere al massimo la dimensione sociale della Rete.
Ecco perché i nostri adolescenti non perdono l’occasione per scattarsi selfies e girare video da postare in tempo reale, senza le dovute precauzioni affinché nelle immagini non siano presenti volti o persone ignare di essere finite in rete.
Questo problema coinvolge, in primo luogo, famiglie e scuola, cui spetta il dovere di intervenire, nella loro funzione educativo/formativa.
Come prevenire, dunque, infrazioni alle misure di protezione della privacy e della tutela dell’immagine della persona?
Per esempio vietando ai ragazzi l’uso dei vari dispositivi sugli scuolabus.
Un’attenzione verso i minori (assolutamente condivisibile) che non è sfuggita anche nel nostro Comune, con le recenti integrazioni al regolamento del servizio di trasporto offerto ai nostri studenti.
A proposito di tutela dei minori, però, mi è tornato alla mente un episodio di alcuni anni fa (ventuno per l’esattezza), documentato dalle pagine di “Maccagno Insieme”, il periodico che, dal febbraio 1992 all’ottobre 1998, diede filo da torcere all’Amministrazione Comunale di quel tempo.
Si tratta di un “botta e risposta” tra l’allora vice-sindaco, nonché assessore alla cultura, e un gruppo di genitori, a proposito dei frequenti episodi di “scontri fisici” tra ragazzi sul pulmino scolastico.
È vero che l’episodio risale all’ottobre 1997, che sono cambiati i tempi e il protagonista dell’episodio è ora più maturo e consapevole delle responsabilità che riguardano la guida della collettività, tuttavia una riflessione è d’obbligo:
– la componente genitori, ora come allora, è sempre coerentemente attenta alla tutela dei propri figli ed è consapevole del rischio che si corre sottovalutando certi atteggiamenti
– le istituzioni, invece, a volte sono restie ad ascoltare gli appelli della collettività, affrontando con una certa superficialità episodi che potrebbero degenerare.
Per fortuna nel caso odierno si è corsi immediatamente ai ripari, eppure si tratta dello stesso interlocutore, che a quei tempi rispose alle famiglie in ben altro modo.
Chissà se l’allora vice sindaco ricorda quell’episodio…
A me, invece, un piccolo, malizioso dubbio sorge spontaneo: ma vuoi vedere che…