Chi vincerà lo slalom tra sanità pubblica e privata?

È una dolorosa prassi quella in cui si trovano coloro i quali hanno la sfortuna di ammalarsi costretti ad intraprendere un assurdo percorso ad ostacoli che incomincia con la prima telefonata al Centro Unico di Prenotazione (CUP). Quali soluzioni sono già disponibili e quali possibili per la sanità Luinese?

Di questo ed altri argomenti correlati si è parlato sabato 5 luglio scorso a Palazzo Verbania, nell’ambito di un incontro di cittadinanza attiva dal titolo “Liste d’attesa e tagli: quale cura per la Sanità pubblica? rivolto ai cittadini, agli amministratori locali, alle associazioni e agli operatori del settore per fare il punto sulla situazione sanitaria nel nostro territorio, cercando di analizzare le possibili soluzioni per tutelare il diritto alla salute.

L’incontro, inserito in un percorso del Gruppo territoriale del M5S di Varese anche attraverso la creazione di un Tavolo tematico specifico dedicato a Sanità e salute pubblica, ha visto l’autorevole presenza del dr. Vittorio Agnoletto Membro del Direttivo di Medicina Democratica; Nicola Di Marco Consigliere regionale M5S Lombardia; Filippo Bianchetti Medico, co-fondatore SOS Liste d’attesa. Moderatore Diego Carmenati, Vice rappresentante Gruppo di Varese Movimento 5Stelle; saluti di benvenuto di Francesca Bonoldi, Rappresentante Gruppo di Varese Movimento 5Stelle.

Argomento centrale le “famigerate” liste d’attesa: quattro le categorie principali di priorità per le prestazioni sanitarie, ognuna con un tempo massimo di attesa definito: urgente (entro 72 ore), breve (entro 10 giorni), differibile (entro 30 giorni per le visite, 60 per gli esami strumentali) e programmabile (entro 120 giorni).

Quali soluzioni sono già disponibili e quali auspicabili per la sanità Luinese?

«Vergognoso che chi ha la sfortuna di ammalarsi si trovi in un assurdo percorso ad ostacoli che incomincia con la prima telefonata al Cup». Questa l’introduzione alla complessa e delicata tematica, che registra tempi sempre più lunghi per prenotazioni ed esami, fuga del personale sanitario sia dalle strutture pubbliche che oltre confine, per non parlare dei “medici a gettone”, fenomeno legato alla carenza di personale medico nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Si tratta di liberi professionisti che vengono chiamati a prestare servizio presso strutture sanitarie pubbliche per coprire turni specifici, ricevendo un compenso per ogni turno lavorato.

Si sperava in un cambio di rotta con il PNRR, ma le «case di comunità sono rimaste scatole vuote. Eppure, il diritto alla salute è sancito dall’Art. 32 della Costituzione, che la tutela come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività prevedendo, inoltre, che le persone indigenti abbiano diritto a cure mediche gratuite.

Qual è la situazione attuale nel nostro territorio?

– case di comunità ancora non operative

– Il settore pubblico non riesce a garantire tempi e prestazioni adeguate

– I frontalieri hanno difficoltà di accesso alle cure sanitarie a causa della pressione fiscale della doppia imposizione. Per i nuovi frontalieri con contratto in aziende svizzere dopo il 17 luglio 2023 la trattenuta in busta paga equivale all’80% di quanto dovuto e il restante 20% viene calcolato in base al sistema fiscale italiano. Dunque, molti hanno difficoltà a chiedere un medico di fiducia, perché equiparati a cittadini stranieri.

Quest’ultima criticità è stata ampiamente illustrata dal dr. Bianchetti, che ha descritto la situazione di frontalieri, stranieri e persone più svantaggiate (i nuovi poveri), che non riescono a «star dietro alla propria salute sia per la prevenzione, che per le necessità del territorio, ma anche per i ricoveri, gli interventi, la riabilitazione, l’assistenza domiciliare». I ticket diventano un ulteriore contributo che si paga per un’assistenza che avrebbe dovuto essere già garantita; si stipulano polizze assicurative e chi non può permettersele spesso deve ricorrere alle proprie tasche. Allora subentra il capitolo più doloroso: la rinuncia alle cure, con danni non solo fisici, ma anche psicologici. «Un bastone fra le ruote che agisce su molte persone: la sofferenza psichica, alimentata dall’insicurezza».

Il Direttore Generale di un ospedale dovrebbe garantire il rispetto dei tempi, anche per prestazioni erogate da un privato convenzionato, ma ciò non accade e agli sportelli ci si sente rispondere che non c’è posto, lasciando il paziente alla mercé di ritardi e costi aggiuntivi.

Nonostante la presenza di “SOS liste d’attesa”, sportelli gratuiti che aiutano i cittadini ad accedere alle prestazioni medico-sanitarie che non è stato possibile prenotare a causa di liste chiuse o bloccate, o prenotate oltre i tempi previsti dalla prescrizione medica, si viene rimandati al CUP con un percorso di garanzia, che però si rivela una sorta di truffa, l’ennesimo inganno per rimandare il problema.

Ma facciamo un passo indietro: perché nel “privato” i medici ci sono mentre nel “pubblico” manca il personale? Perché “in realtà gli ospedali sono diventati la ruota di scorta delle cliniche private”.

A mettere “il dito nella piaga” ci ha pensato Nicola Di Marco, nel suo rapporto sulla situazione lombarda nel 2023, con gli strascichi delle problematiche legate al Covid e il dato inconfutabile di una popolazione sempre più anziana (oltre il 31%) e una cronicità che coinvolgeva circa tre milioni di lombardi.

Questa la più evidente anomalia rispetto alle linee guida che devono ispirare le azioni degli organi competenti: «Non si fa mai riferimento alla tutela della salute, ma si ribadisce la presunta libera scelta del cittadino tra sistema pubblico e privato: non può esistere un’equivalenza, perché il sistema pubblico persegue norme diverse dal privato; nel 2022 i lombardi hanno speso circa 7 miliardi di € nella sanità privata».

Che ne è stato delle risorse del PNRR (case di comunità)?

Quella che doveva essere una grande sfida si è risolta in un «maquillage elettorale, cambiando semplicemente la targa agli ambulatori rinominandoli “casa di comunità”. Autentico tradimento di quella che doveva essere la sfida post Covid, perché solo il 29% è aperto h 24 – 7 giorni su 7 e senza alcun medico né infermiere».

Anche la situazione dei medici di base non brilla: i bandi vanno per la quasi totalità deserti, i cittadini si ritrovano improvvisamente senza assistenza e l’unica alternativa è quella di rivolgersi agli ospedali, con accesso ai Pronto Soccorso in “codice bianco”. I medici “gettonisti”, offrono la loro prestazione in modo totalmente slegato, provocando l’esplosione della spesa sanitaria e rischiando di creare disservizi ai cittadini, nonostante il tentativo di Bertolaso (Assessore al Welfare di Regione Lombardia) di creare un albo regionale con lo scopo di contestualizzare questa categoria di professionisti. La perplessità, però, resta: come togliere di mezzo la rete gestita dalle cooperative trasformandoli in dipendenti dell’ospedale?

Anche per quanto riguarda le “liste d’attesa”, con un centro unico di prenotazione, dopo tre anni «l’azienda sembra essere finita in una sorta di caos politico, con la necessità di un coinvolgimento dei NAS per controllarle: se le liste d’attesa sono lunghe è colpa dei medici che fanno troppe prescrizioni o dei cittadini che prenotano e poi non si presentano?». Nel frattempo, nella maggior parte dei casi, il cittadino viene “rimbalzato” da un luogo all’altro, senza che gli venga rilasciato un documento scritto che lo certifichi.

«Basta soldi alle armi e più soldi alla sanità!» Ha esordito provocatoriamente Vittorio Agnoletto, facendo notare i 140 miliardi di differenza tra spesa sanitaria pubblica e spese militari.

Autore di un’inchiesta indipendente sulla pandemia da Coronavirus, il dr. Agnoletto si è chiesto: “Che cosa non ha funzionato?” Nel nostro servizio sanitario, “pubblico” e “privato” hanno obiettivi totalmente contrapposti. Il privato guadagna sulla nostra malattia: più malati ci sono più guadagna; esattamente il contrario avviene nel pubblico. Non dimentichiamo che se diminuiscono i malati non c’è più interesse a fare prevenzione.

Dunque, qual è il rapporto fra “pubblico e “privato”? «Se non ci sono strutture adeguate sul territorio, la legge permette di fare un accordo con un privato per la fornitura che il pubblico non è in grado di dare. In Lombardia, seguendo il principio di sussidiarietà inventato da Formigoni (ex presidente Regione Lombardia), qualunque privato può accreditarsi, avanzando nel servizio sanitario senza curarsi dell’urgenza. Interessano, invece, i malati cronici, l’alta chirurgia, la cardiologia. Il privato sceglie quei settori della medicina che danno uno sviluppo su un ricovero ospedaliero, decidendo quali sono le prestazioni che servono. Gli ospedali utilizzano le sale chirurgiche per le operazioni più complesse, perché rendono di più. Di solito, però, in una struttura ospedaliera esistono anche i posti letto convenzionati con il privato, i cosiddetti “solventi”, messi in gioco con la scusa di lunghi tempi d’attesa».

Le convenzioni e gli accordi tra pubblico e privato stanno a poco a poco modificando il sistema sanitario, nel quale i dipendenti saranno sempre meno e i cittadini saranno sempre più dirottati verso il privato.

Come invertire la rotta, facendo valere i propri diritti?

– Telefonare ad un Cup e da quella telefonata si avrà il diritto avere una data fissata

– Se non si sblocca la situazione si scrive al difensore civico

Il dr. Agnoletto, ricordando che «Il futuro post pandemia non è garantito per nessuno», ha insistito sul concetto di Salute, che non è soltanto un diritto legato alla cittadinanza, perché «lo Stato non è un arbitro sul campo di calcio, ma è un giocatore con il compito di rimuovere tutti gli ostacoli».

Informazioni su Marina Perozzi

Nata a Milano nel 1955, sono ex insegnante di scuola primaria, ormai in pensione. Innamorata del lago fin dall'infanzia, vivo a Maccagno con Pino e Veddasca, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, dal 1979. Appassionata di fotografia, musica e tecnologia, occasionalmente scrivo sulla stampa locale articoli sugli eventi sulturali del territorio.
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *