Onestà intellettuale o coerenza politica?

Noi di quella generazione lì, che siamo nati lì e abbiamo vissuto in quegli anni lì, in cui la lotta dura senza paura ha forgiato inesorabilmente le menti e i destini di molti, abbiamo intrapreso il cammino della nostra esistenza pensando che non avremmo mai potuto immaginare le trasformazioni planetarie o quelle del nostro personale microcosmo con una gamma di sfumature più o meno infinite di colore.

Sempre faticosamente ed eroicamente ancorati alla polena della nostra nave, abbiamo cercato di solcare il nostro oceano esistenziale preoccupati soltanto di tenere lo sguardo perennemente fisso all’orizzonte, per cercare di salvaguardare la nostra coerenza politica.

E guai a volgere lo sguardo indietro, o anche solo lateralmente, per allargare il campo visivo della nostra rotta!

Fascista! Razzista! Traditore! Venduto! Voltagabbana! Sovranista! Ecco i venti contrari all’onestà intellettuale che oggi ostacolano il nostro viaggio.

Eppure cerchiamo comunque di navigare, rendendoci conto, però, di aver bisogno di altri strumenti, per evitare pericolose secche, tempeste improvvise e cicloni annunciati; ci affanniamo a cercare di mantenere la rotta, rifiutandoci di rimanere semplicemente a galla, seguendo quel percorso indossando il paraocchi, come quello che viene imposto ai cavalli per evitare che si imbizzarriscano.

Ah! Se fossimo rimasti dove eravamo allora! Forse, nel mare grande, è possibile navigare più facilmente, perché il panorama è decisamente tutto bianco o tutto nero ed è meno impegnativo mantenere la rotta tutta a sinistra o tutta a destra.

Ma qui… dove è tutta una catena di microscopiche relazioni, a volte personalissime, nel dolore come nella gioia, affettuose, intessute di ricordi d’infanzia, o coltivate camminando insieme per un tratto di strada, o semplicemente accompagnando i figli e i figli dei figli lungo il sentiero che porta verso il futuro…

Qui, dove i colori si ammorbidiscono in un’alternanza di ombre e sfumature, bisognerebbe tendere sempre l’orecchio, per ascoltare non solo le voci urlate al megafono della propaganda, ma percepire i sospiri, i bisbigli, come direbbe un amico poeta, che a volte ci fanno volgere lo sguardo altrove, facendoci perdere il comodo rettilineo che porta dritto alla meta, senza generare dubbi né incertezze.

Qui, dove abbiamo scelto di vivere e di morire, rinnegando, questo sì, le nostre radici, abbiamo improvvisamente deciso di toglierci il paraocchi, consegnando la nostra coscienza alla pazzia della ribellione, come il cavallo che scalcia imbizzarrito, anche se rischia di uccidere chi vorrebbe mettere un freno al suo incontenibile impennarsi, ma che non può fare a meno di seguire questo suo irrefrenabile impulso.

E che cosa accade quando persone di ideologie differenti, scoprendo di avere in comune l’amore per uno stesso luogo, decidono di togliersi il paraocchi e di lavorare insieme su ciò che le accomuna, tralasciando ciò che ideologicamente le divide?

Liberi dal conformismo e dagli stereotipi si guardano negli occhi e vedono il medesimo paesaggio, le medesime sfumature, nulla di più e nulla di meno. Si è sempre pagata cara, la libertà di pensiero, in passato come nel presente, perché è più facile mandare al rogo gli eretici che ammettere l’esistenza di nuove teorie e nuovi progetti di vita futura.

E la paura del contagio è più forte di qualsiasi pensiero razionale; il sospetto che nella “diversità” si nasconda l’untore pronto a propagare il virus, rende a sua volta folli di terrore coloro i quali si sentono minacciati da questi rivoluzionari.

E allora: nessuna concessione alla nave dei folli e al suo equipaggio, opponendo qualsiasi mezzo, lecito o illecito, pur di fermarla, affondarla, cancellarla dalla faccia della Terra.

Ma noi cocciutamente restiamo con lo sguardo rivolto alla prua, convinti che prima o poi arriverà un segnale, qualcosa di più luminoso di una semplice speranza di schiarita all’orizzonte: attenderemo di scorgere una moltitudine di vele bianche che accetteranno di navigare al nostro fianco, non importa se spinti dall’Inverna o dalla Tramontana, purché insieme a noi, senza ricatti, senza compromessi, senza la necessità di un voto di scambio.

Informazioni su Marina Perozzi

Nata a Milano nel 1955, sono ex insegnante di scuola primaria, ormai in pensione. Innamorata del lago fin dall'infanzia, vivo a Maccagno con Pino e Veddasca, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, dal 1979. Appassionata di fotografia, musica e tecnologia, occasionalmente scrivo sulla stampa locale articoli sugli eventi sulturali del territorio.
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