Non me l’aspettavo.
Non mi aspettavo di essere nominata, tra le tante parole scritte sull’ultimo numero cartaceo de “L’Eco del Varesotto”.
Volutamente avevo scelto il “silenzio stampa”, proprio perché fosse chiaro il mio voler, invece, gridare “mi dissocio!”, frase che purtroppo sembra essere diventato, da un po’ di tempo, il leit motiv che scandisce la mia vita.
In verità, come ha scritto il buon amico Lino Bernasconi, la mia natura è sempre stata “spigolosa, con qualche punta polemica” (e forse anche più di una punta nda), ma se in passato avevo sempre cercato di far prevalere la buona educazione e la diplomazia, da quando ho superato una certa età anagrafica non mi preoccupo più di essere simpatica a tutti: semplicemente cerco di evitare gli attacchi di una gastrite cronica che necessita di essere contenuta entro limiti accettabili.
Dunque, dicevo, mi dissocio da questa scelta del caro amico direttore Davide Boldrini, che, citando l’aforisma di C. Chaplin scrive, in prima pagina dell’ultimo numero del “suo” giornale cartaceo “Nulla finisce… cambia soltanto”.
Del resto, ben prima del grande Charlot, il chimico e filosofo Antoine Laurent Lavoisier, nel ‘700 affermava che “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Sembra quindi che i cambiamenti siano inevitabili: cambia il corpo, che invecchia; cambiano i rapporti affettivi, quando ci si lascia, o quando qualcuno a cui vogliamo bene abbandona il mondo terreno; cambiano i rapporti di lavoro… e mai come in questo momento, a causa di questa assurda pandemia, l’abbiamo verificato, magari proprio sulla nostra pelle.
Anche i desideri e gli obiettivi non possono rimanere incatenati ad un immobilismo che ci impedirebbe di crescere e di evolverci; ecco allora nuove prospettive e nuovi percorsi che si aprono di fronte alle nostre vite, personali o professionali che siano.
Sì, la carta stampata da anni è in sofferenza, sia a causa della prepotente invasione tecnologica, che ci permette una connessione planetaria H24, che a causa dei costi, delle tempistiche e di tutte le difficoltà di carattere pratico/economico di cui ha parlato il direttore Boldrini nel suo articolo di commiato ai lettori.
Ma io mi dissocio, da questo concetto di “evoluzione dei tempi”, da questo “cambiamento delle abitudini dei lettori”, che mi fanno tanto pensare a quello straordinario ed inquietante romanzo di Ray Bradbury, “Farenheit 451”, in cui si racconta di un ipotetico futuro posteriore al 1960, in cui si descrive una società in cui leggere o possedere libri è considerato un reato e quindi viene istituito uno speciale corpo dei vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume.
E penso anche al rischio di “biblioclastia”, la pratica spesso promossa da autorità politiche o religiose, con cui, anche in un passato piuttosto recente, sono stati distrutti libri o altro materiale scritto.
“Sei fuori tema!” Obietteranno in molti: qui si tratta semplicemente del trasferimento in digitale di una pubblicazione periodica. La cultura e l’informazione non subiranno censure, anzi: la tecnologia permetterà a molte più persone di essere informate, di migliorare la propria cultura, di tenersi aggiornate, di poter interagire, e addirittura in tempo reale, con il mondo intero. Che cosa c’è di scandaloso?
“L’Eco del Varesotto” non è stato né il primo, né l’unico giornale ad aver rinunciato alla sua forma cartacea, sia sul territorio nazionale che locale.
E in questi anni, quante librerie hanno chiuso i battenti? Ne cito solo una, ad esempio per tutte: la storica libreria Veroni di Varese, faro luminosissimo per noi docenti, grazie al suo reparto dedicato alla didattica, che chiuse i battenti nel 2006.
E dopo la libreria Veroni, altre seguirono lo stesso destino, soppiantate non solo dal digitale, ma anche dagli acquisti di libri sulle piattaforme online.
Del resto, nel nostro territorio abbiamo anche assistito alla morte de “Il Rondò – Almanacco di Luino e dintorni”, sopraffatto dall’impossibilità di sostenerne i costi di pubblicazione e, prima di lui, la migrazione online di un altro storico settimanale, “Il Corriere del Verbano”.
Allora mi chiedo: a quando la soppressione delle biblioteche?
E perché, dunque, questo canto del cigno per il “V8”?
Viva gli ebooks, le testate online, i social… Io stessa pubblicherò le mie parole su un blog, con il relativo collegamento verso un social, in aperta contraddizione con quest’arringa in favore della stampa cartacea.
Stiamo assistendo al definitivo rivoluzionario cambiamento che permetterà a tutti, indistintamente e democraticamente, di accedere alla cultura e alle informazioni, sotto l’egida del “world wide web”, ovvero l’inquietante “Rete”.
E quale magnifica occasione, grazie all’inaspettata accelerazione favorita dall’emergenza Covid-19!
In realtà non è così: non c’è nulla di democratico in quest’evoluzione.
L’hanno sperimentato in questi mesi i docenti, le famiglie e gli studenti, fagocitati dalla DaD, che non ha nulla a che vedere con l’amore “paterno”, ma che più banalmente si traduce in Didattica a Distanza.
Difficoltà di connessione, mancanza di dispositivi adeguati e una serie di criticità che non sono qui oggetto di riflessione, hanno fatto comprendere che, anziché rendere ancora più inclusiva la scuola, hanno ulteriormente discriminato i disabili, gli stranieri, coloro che si trovano in svantaggio socio/economico/culturale.
Ma che cosa c’entra con “L’Eco del Varesotto” che interrompe le pubblicazioni in cartaceo?
Ecco, Direttore Boldrini, vorrei tornare a ciò che hai scritto: “Qualche lettore non potrà continuare a seguirci sul Web, ma tanti sono i diversamente giovani che smanettano su Internet con tablet e smartphone, magari assistiti da figli e nipoti, e che magari hanno anche un profilo Facebook. Perderemo qualche lettore, ma ne guadagneremo altri…”.
No, Direttore Boldrini, non si può ragionare solo in termini di perdite e profitti: quante volte si sono mantenuti in vita progetti, attività, iniziative in perdita, dal punto di vista economico, pur di conservarne il valore culturale, sociale, pedagogico, inclusivo, appunto?
Non è questo, forse, il momento per difendere la cultura, angosciati come siamo dall’incubo pandemico e dalla crisi economica planetaria che sta rischiando di mietere più vittime del Corona Virus.
Però io continuo a pensare a quegli anziani (e non solo) che non smanettano su Internet. Ce ne sono più di quanti tu immagini, sai?
E penso anche a quei luoghi di aggregazione in cui la lettura, i commenti e magari le piccole discussioni sugli articoli pubblicati dal quotidiano o dal settimanale appoggiato sul tavolo, servono a far comunicare tra loro le persone.
Sì, perché io ho fiducia che prima o poi, dopo i bar, riapriranno anche i centri anziani, i circoli e le cooperative; saranno riammessi i parenti nelle case di riposo e magari questi porteranno ai nonni qualcosa di familiare da leggere insieme.
“L’Eco del Varesotto” ha fatto felici tante persone semplici, che nel corso degli anni hanno visto pubblicata anche una foto che li riguarda, facendoli per un momento diventare famosi e al centro dell’attenzione.
Magari questa foto è stata ritagliata, incorniciata, o semplicemente tenuta tra le pagine di un quaderno, di un’agenda, oppure orgogliosamente mostrata ad amici e familiari.
Sono immagini di compleanni, di eventi lieti o tristi, d’attualità o d’epoca, di luoghi, di persone note e di semplici uomini, donne, bambini: istantanee che hanno documentato la storia di un territorio che meritava un piccolo atto di coraggio che purtroppo non c’è stato.
Così non abbiamo potuto far altro che assistere impotenti a questo ennesimo “canto del cigno”, da cui, francamente e fermamente mi dissocio.