Non capisco.
Più invecchio e più non capisco.
O forse dovrei rassegnarmi al fatto che la senescenza inizi proprio dal deterioramento delle facoltà mentali… e con l’avanzamento dell’età si perde il controllo delle emozioni, si esprimono opinioni senza “peli sulla lingua”, ovvero senza quella doverosa diplomazia, che ci mette al riparo da malumori, contestazioni, polemiche e chi più ne ha più ne metta.
E si perde anche il senso di riservatezza che ci dovrebbe indurre a tenere per noi certe opinioni, che in fondo non interessano ad alcuno, salvo a chi poi ne approfitta per infliggerci colpi bassi, nel tentativo di distruggere quel po’ di autostima che ci rimane.
Dopo questa premessa, è ovvio che il mio livello di invecchiamento sia arrivato al punto di non ritorno e quindi, abbandonando la prudenza che dovrebbe suggerirmi di non cadere nel tranello di spifferare a tutti il mio pensiero, rendo pubblica questa considerazione, che avevo sulla punta della lingua da un pezzo, ma che ora proprio non riesco più a trattenere, anche se anticipo già il pensiero dei tanti che mi risponderanno “chi se ne frega, delle tue opinioni”.
Si tratta de “Il Corriere della Sera”, sì, proprio del quotidiano nazionale per eccellenza, che domenica 5 giugno 2022, titolava: “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia”.
E dai, che ci risiamo! Non sono bastate le campagne d’odio e di intolleranza di due anni di pandemia, con gli schieramenti pro/contro lock down, pro/contro vaccini, pro/contro mascherine, pro/contro Green Pass… con caccia all’untore per le vie di paesi e città, liste di bravi e cattivi medici, opinionisti, giornalisti, amministratori pubblici e via discorrendo. Ma proprio non siamo capaci di ragionare, di farci un’opinione che non sia sempre necessariamente di destra/sinistra, di maggioranza/minoranza, di buoni/cattivi? Il “Grande Fratello”, quello di orwelliana memoria (non il reality show), continua a volteggiare sulle nostre teste come un avvoltoio pronto a cibarsi di ciò che resta della nostra materia grigia.
E i media rappresentano il volano per la diffusione di sentimenti “partigiani” (chi parteggia per qualcuno o per qualcosa, caratterizzato da spirito di parte, fazioso – Treccani) fra i lettori, favorendo spaccature nell’opinione pubblica, utili per alimentare l’audience dei vari talk show.
Tornando all’articolo del Corriere, nell’incipit si conferma il fatto che la rete sia “complessa e variegata. Coinvolge i social network, le tv, i giornali e ha come obiettivo principale il condizionamento dell’opinione pubblica…” Si parla di strumentalizzazione, nel lungo, circostanziato e interessante articolo di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, ma nella maggior parte dei casi, purtroppo, chi legge si ferma ai titoli, qualche volta arriva ai sottotitoli e i più pignoli arrivano perfino a dare un’occhiata alle immagini e magari a leggere le didascalie.
Tra questi lettori superficiali mi ci metto anch’io, naturalmente, perché non sono diversa dagli altri. Ebbene: ad una prima occhiata della pagina in questione, che cosa percepisce il mio cervello pigro? L’ennesimo elenco dei mostri da sbattere in prima pagina e da additare al pubblico ludibrio, vittime del comandamento “O sei con me, o contro di me” perché (si dice) vanno controcorrente. Ecco come si fa a orientare il pensiero della gente, che non ha tempo per approfondire, bombardata com’è da mille informazioni di tutti i generi e con problemi personali e quotidiani da risolvere, sicuramente più urgenti.
E quante volte è capitato che un titolo non corrisponda del tutto al contenuto di un articolo? Per noi, che siamo il “popolino”, va bene così: fermarsi ai titoli, soprattutto se a caratteri cubitali, costa meno fatica, permettendoci comunque di schierarci “senza se e senza ma” dalla parte della maggioranza (che di solito ha sempre ragione, o no?), isolando tutti i “brutti e cattivi” che stanno dalla parte del nemico (ma sarà poi vero che sono partigiani dell’altra parte?), invocando per loro l’emarginazione dalla società civile, pacifista, democratica, solidale.
Non ne verremo a capo, continuando così, non potrà esistere alcun dialogo fra le parti (di qualsiasi contesto di tratti) se non cominceremo a mediare fra emozioni e ragione, se non cercheremo di ascoltare, di capire, prima di giudicare. Ciò non significa non fornire aiuti al popolo che soffre (di qualsiasi popolo si tratti), ma per favore, non cadiamo nella trappola in cui ci vuole far cadere la propaganda (da qualsiasi parte arrivi), che ci vuole divisi e schierati. E soprattutto cerchiamo di leggere, leggere, leggere, (magari incominciando da”1984” di George Orwell) di approfondire, di cercare fonti di informazione alternative, senza farci condizionare da influencer e opinionisti di qualsiasi corrente. Questi passano, la nostra capacità di elaborare opinioni personali, invece, più sarà esercitata, più ci renderà forti e incorruttibili.
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