E qui casca l’asino!

Volevo concedermi e concedervi una breve tregua in questi giorni dedicati alla Santa Pasqua, ma… santo cielo! È impossibile mordersi la lingua e tacere di fronte alla lettura dell’ennesimo “spot elettorale” pubblicato sui social per sottolineare “l’impegno concreto” dell’attuale amministrazione comunale nei confronti del mondo della scuola.

Che cosa c’entra l’asino? Nulla, perché i simpatici quadrupedi sono ben capaci di aggirare tranelli e ostacoli, mentre a volte noi umani, soprattutto se abbiamo fiducia in qualcuno, cadiamo facilmente nell’inganno, senza valutare con attenzione la situazione.

Gli asini non ci cascano, ma a volte gli umani cadono in tranelli architettati ad arte

E qui casca l’asino

Ma veniamo al tranello di oggi, che tenterò di svelare come si fa con la soluzione di un quesito pubblicato sulla Settimana Enigmistica…

Dunque, parliamo di borse di studio e precisamente dei quattro bandi pubblicati dal Comune di Maccagno con Pino e Veddasca per le assegnazioni a favore degli alunni delle classi 4ª e 5ª della scuola primaria (500 €), degli studenti delle classi 1ª/2ª/3ª della scuola secondaria di I grado (700 €), degli studenti delle classi 1ª/ 2ª/ 3ª delle scuole secondarie di secondo grado (800 €) e degli studenti delle classi 4ª e 5ª delle scuole secondarie di secondo grado (1000 €).

La tradizione delle borse di studio al merito, nel nostro comune, risale quasi alla notte dei tempi, quando fu istituita, nel 1963, la Fondazione Lina e Fratelli Monaco, in onore di Piero Monaco, che visse e operò a Busto Arsizio, ma era nativo di Maccagno.

Dal 1963 ai giorni nostri la Fondazione ha devoluto milioni di € a studenti meritevoli di Busto e di Maccagno.

In questi ultimi anni, però è stata la stessa amministrazione comunale a subentrare alla Fondazione, istituendo quattro borse di studio da devolvere ai suoi studenti meritevoli .

L’ha fatto perché c’era la copertura finanziaria.

L’ha fatto perché era l’amministrazione in carica.

L’ha fatto perché nulla vieta di istituire borse di studio in favore dei propri studenti.

A questo punto sorge una domanda: stavo per dire “ovvia”, ma a quanto pare questa parolina disturba qualcuno, quindi userò il termine “banale”.

Dunque la domanda è questa: perché l’istituzione di una borsa di studio non può essere mantenuta, nel caso in cui dovessero cambiare le donne e gli uomini al vertice della cosa pubblica?

Forse si pensa che possa essere difficile trovare, nella copertura finanziaria del comune, 3000 € da destinare agli studenti meritevoli?

Ho svolto una puntuale ricerca sul vocabolario della lingua italiana, ma la parola “promessa”, non annovera, tra i sui sinonimi, i termini di bugia, inganno, tranello.

La parola promessa viene usata per indicare impegno preso liberamente e sulla parola, o anche in forma legale, di fronte ad altri, di fare o dare qualche cosa”.

Soprattutto, aggiungo io, se si tratta di qualcuno che ancora non ha avuto la possibilità di dimostrare di saper agire nello stesso modo di chi l’ha preceduto in un incarico.

Quindi non è da escludere che un progetto, ripreso da altri, non possa essere addirittura arricchito, integrato, reso più funzionale.

Ho letto i quattro bandi e, oltre ai requisiti relativi al merito (media dagli 8/10 in su) e voto di comportamento dal “Buono” in su, più alcuni bonus attribuiti a parità di punteggio totale, non viene menzionato il reddito della famiglia fra le voci che contribuiscono alla stesura della graduatoria degli aspiranti bravi studenti.

Di solito nell’attribuzione di una borsa di studio, se questa non è espressamente riservata a famiglie che non superano una certa fascia di reddito, a parità di merito viene data la precedenza a quella con un reddito inferiore: perché qui non se ne fa menzione?

Viviamo al confine con la “grassa” Confederazione Elvetica e molti genitori sono lavoratori frontalieri, perciò non obbligati a compilare la Dichiarazione dei Redditi all’Ufficio delle Imposte, ma credo che, nel 2019, non sia difficile dimostrare il reale reddito di una famiglia, soprattutto quando si chiede di accedere a dei contributi straordinari come questo.

Ma non voglio entrare nel dettaglio tecnico di come stendere un bando, perché diventerei oltremodo antipatica, saccente e, questa volta sbadiglierei io per prima nel rileggermi.

È quel “sarà banale, ma intanto noi l’abbiamo fatto” letto ieri mattina, che mi fa venire l’orticaria.

Perché lasciar credere, fra le righe, che l’avvento di altri alla conduzione del paese, possa provocare uno tsunami tale da radere al suolo l’intera impalcatura su cui si regge il buon governo del territorio?

Perché questa sorta di ricatto morale per indurre le persone a non intraprendere un sentiero nuovo inducendo la paura di cadere in un precipizio senza fine?

P  erché lanciare l’informazione dell’avvenuta pubblicazione dei bandi per le borse di studio proprio alla vigilia di Pasqua, in pieno periodo di vacanza, quando è difficile raggiungere tutti i destinatari del messaggio?

Non era meglio attendere qualche giorno e distribuire un avviso tramite il diario degli studenti, come in passato, in modo da non dimenticare alcuno?

Esistono anche il telefono, Whatsapp, il passaparola, la posta elettronica, le catene di S. Antonio, per avvisare le famiglie, direte voi, ma si rischia di informare a macchia di leopardo.

Ma soprattutto: chi potrebbe farlo? L’insegnante, che conosce i voti di tutti i suoi studenti e può contattare le famiglie ad hoc? Il Dirigente Scolastico, che è il capo d’Istituto? Il sindaco, che è ai vertici del governo locale? Il prosindaco, che svolge il ruolo di collegamento con gli organi amministrativi del Comune? Il Consultore, che ha il compito di raccogliere le istanze e i suggerimenti dei cittadini? Il passaparola tra coloro che hanno avuto la notizia per primi e la diffondono al supermercato?

Scelta quanto mai difficile.

Ma soprattutto: che fretta c’è?

L’anno scolastico finisce a giugno e bisogna attendere la pagella del secondo quadrimestre, o addirittura, l’esito degli esami di maturità, per presentare la domanda con i dati richiesti e questa va consegnata entro le ore 11.30 del 27.07.2019

Quindi c’è tutto il tempo per un’informazione capillare e rispettosa di tutti.

A meno che, e qui casca l’asino, questo bruciare le tappe non sia da mettere in relazione con una scadenza ben più immediata, cioè quella del 26 maggio, quando le famiglie dei “nostri ragazzi”, saranno chiamate alle urne per eleggere il nuovo sindaco e i suoi consiglieri.

 

Informazioni su Marina Perozzi

Nata a Milano nel 1955, sono ex insegnante di scuola primaria, ormai in pensione. Innamorata del lago fin dall'infanzia, vivo a Maccagno con Pino e Veddasca, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, dal 1979. Appassionata di fotografia, musica e tecnologia, occasionalmente scrivo sulla stampa locale articoli sugli eventi sulturali del territorio.
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