Tempo di Pace? Non ancora…

Pace sociale: vince il capitale!

Lotta di classe: vincono le masse!

No, non siamo più ai tempi di Marx, che aveva affidato alla lotta tra le classi il ruolo di motore della Storia.

E la stessa espressione “lotta di classe” è stata progressivamente abbandonata anche dalla sinistra e chi ne parla ancora è considerato un dinosauro sopravvissuto all’estinzione della sua stesa specie.

Infatti la distinzione tra proletariato e borghesia non esiste più, almeno secondo la vecchia accezione dei tempi di Marx o degli anni della contestazione giovanile dal ’68 in avanti.

Tuttavia nell’alto Verbano la campagna in vista delle prossime elezioni amministrative del 26 maggio sembra aver riacceso gli animi, riportando in qualche modo in auge, a livello subliminale, un certo sottofondo di malessere di fronte ad un presunto divario tra classi sociali.

E tanto per cambiare stiamo parlando di “giovani leve”.

L’ho scritto virgolettato perché alcuni di loro sono quarantenni e non si riconoscono in questa categoria, visto che sono padri e madri di famiglia, tuttavia consideriamoli ugualmente giovani, per quanto riguarda le loro esperienze di politica attiva.

E parliamo, naturalmente, delle liste che si fronteggiano per il governo del territorio di Maccagno con Pino e Veddasca.

Purtroppo non è ancora possibile parlare di progetti di Pace, quelli che dovrebbero essere inseriti in qualsiasi programma elettorale per sottolineare che non si tratta di scontro ideologico che divide la gente, ma di premesse per un lavoro comune in favore del paese, seppure partendo da diverse prospettive.

Non è ancora tempo di pietre da posare sul passato, perché persistono atteggiamenti di chiusura nei confronti degli “avversari”, ai quali non si riconosce nemmeno il diritto di candidarsi legittimamente alla carica di primo cittadino insistendo nel ricordare la presenza di una macchia indelebile che ne avrebbe compromesso l’affidabilità.

Così, a cinque anni dalla fusione di Maccagno con i comuni di Pino e Veddasca, non solo si continua ad accusare l’attuale opposizione di non essere stata “accogliente” verso i vicini di casa, ma addirittura si persiste nel mettere in cattiva luce con i suoi stessi elettori il capolista di “Idea Comune” attribuendogli la responsabilità della vittoria dei Sì, a causa della sua assenza durante il referendum del 1 dicembre 2013.

Se questo non è fomentare la divisione tra i cittadini, qualcuno mi deve spiegare di che cosa si tratta.

Ecco perché, con queste premesse, non può essere sotterrata l’ascia di guerra, continuando invece a viaggiare sul filo di un rasoio molto pericoloso, tanto che, come giustamente mi ha fatto notare un amico al quale non manca certamente la Fede (quella vera, che trascende dalle miserie umane), si potrebbe arrivare addirittura a disertare le urne, dato che in un paese piccolo come il nostro, nel quale ci si conosce tutti e si è quasi tutti parenti, fare una scelta tra una lista e l’altra, con queste premesse, avrebbe quasi il sapore di una faida.

Ma torniamo al motivo per cui mi sembra di essere ripiombata ai tempi delle lotte tra borghesia e proletariato.

Questa nuova generazione di uomini e donne che si sta affacciando alla realtà della politica locale possiede titoli di studio e competenze che non vede l’ora di poter mettere a disposizione dei propri concittadini.

Anziché di fuga di cervelli, si parla di persone che hanno scelto di rimanere a vivere qui, nel territorio più periferico della provincia; hanno scelto di far nascere e crescere qui i loro figli.

Sono figli di operai, artigiani, piccoli commercianti, lavoratori frontalieri (e per favore non inneschiamo la solita polemica sulle paghe dei frontalieri), che hanno faticato per farli studiare, per dare loro la possibilità di elevarsi di grado rispetto ai propri genitori.

Non sono figli della borghesia.

Perché, dunque, negare loro il legittimo orgoglio con il quale si presentano ai probabili elettori?

Perché non voler vedere con quanta umiltà ed entusiasmo al tempo stesso raccontano ciò che hanno imparato, trasmettendo le loro conoscenze agli altri?

Perché considerarli come venditori di fumo o degli sfaticati che si crogiolano sulle teorie, ma non sarebbero in grado di concretizzarle?

Giudicare dall’alto della propria esperienza nella convinzione che solo quella possa governare il mondo, non aiuta certamente né a migliorarlo né a migliorare se stessi.

Perché pensare che coloro i quai hanno studiato siano bambocci saccenti cresciuti nella bambagia, quindi incapaci di diventare buoni capitani di una nave che sta per salpare verso il futuro?

E quando mai se la faranno, quell’esperienza di cui noi “anziani” andiamo tanto fieri, se non diamo loro la possibilità di farsela?

Perché invidiare, (sì, a questo punto penso che si tratti proprio di invidia), chi è arrivato a traguardi che noi non abbiamo potuto raggiungere?

Perché deridere il loro modo di comunicare, anche attraverso Internet e le nuove tecnologie, controbattendo che la propria presenza fisica su un palcoscenico sia sinonimo di credibilità?

Forse si è più sinceri davanti alla spia luminosa di una telecamera che sul palco di un teatro, dove sappiamo tutti come il bravo attore si trasformi in mattatore e riesca a convincere il pubblico seduto in platea fino a farlo piangere di commozione o sbellicare dalle risa, a seconda che si tratti di un dramma o di una farsa.

Perciò, ancora una volta mi dissocio: da questa mancanza di rispetto verso chi la pensa diversamente, ma soprattutto verso le nuove generazioni, che saranno coloro ai quali affideremo la nostra vecchiaia e ai quali sarebbe onesto fare un passaggio di consegne, prima di diventare mummie incartapecorite e di non essere più in grado di trasmettere loro quella stessa esperienza che abbiamo accumulato nel corso degli anni.

Lo capisco, farsi da parte è dura, ma ritirarsi dalle luci della ribalta non significa necessariamente rassegnarsi all’oblio. Esistono altri modi per essere utili alla comunità.

E questo un buon capitano dovrebbe saperlo.

Un buon capitano.

Informazioni su Marina Perozzi

Nata a Milano nel 1955, sono ex insegnante di scuola primaria, ormai in pensione. Innamorata del lago fin dall'infanzia, vivo a Maccagno con Pino e Veddasca, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, dal 1979. Appassionata di fotografia, musica e tecnologia, occasionalmente scrivo sulla stampa locale articoli sugli eventi sulturali del territorio.
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