La Sanità nel luinese: a che gioco giochiamo?

In questi ultimi mesi si sono alternati articoli e comunicati stampa, palleggio di responsabilità tra ASST e AREU, botta e riposta fra addetti ai lavori, perplessità di amministratori e utenti su un servizio sanitario sempre più asfittico che galleggia a stento in acque decisamente torbide.

Tante, le belle promesse e gli avveniristici progetti del PNRR, come l’imminente realizzazione delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità anche a Luino, ampiamente illustrati il 19 marzo scorso durante il convegno su “Salute e territorio”. Ci avevamo quasi creduto, a questa Sanità di prossimità che avrebbe avvicinato le prestazioni erogate ai nostri cittadini a quelle del capoluogo.

Invece, tre mesi dopo, la prima doccia fredda, con l’annuncio della sospensione della presenza del medico rianimatore sull’automedica in orario notturno, senza nemmeno avere la cortesia di comunicare la sofferta decisione ai sindaci del Piano di Zona,“disattendendo lo spirito di una riforma che prevedeva il coinvolgimento degli enti locali”, come denunciato dal Sindaco Bianchi nel Consiglio Comunale del 23 giugno.

A chi spetta garantire i “Trasporti Sanitari Secondari Urgenti Tempo Dipendenti”? Il ping pong tra ASST Sette laghi e AREU poco importa a chi ha il diritto di usufruire di un servizio strettamente collegato alla capacità di trasporto rapido all’Ospedale di Circolo, con l’indispensabile presenza a bordo del medico anestesista-rianimatore h24 e la giustificazione della carenza di personale, attesa dell’esito di un concorso previsto per il prossimo autunno, garanzia di utilizzo del medico in servizio presso l’ospedale in caso di necessità sembrano essere solo belle pezze giustificative per non dover ammettere che la situazione sanitaria del nostro territorio fa acqua. Perché, sia chiaro, non si tratta soltanto di presenza dell’anestesista sull’automedica: tutte le altre figure professionali in gioco, infermieri per primi, sono sottoposti a turni massacranti, spesso coprendo il servizio ospedaliero e subito dopo quello sui mezzi di soccorso, senza la possibilità di effettuare il dovuto riposo.

Nel frattempo, addizioni, sottrazioni, percentuali ed equazioni di vario genere hanno messo alla prova le nostre competenze matematiche, come il calcolo della media tra la frequenza di interventi notturni dell’auto medica nel luinese (2,75) contro quelli di Gallarate (7/8/9) e il consueto “riallineamento provvisorio dell’offerta dei servizi” estivo, che ha privato l’ospedale di Luino di 20 posti letto, suddivisi tra Cure Subacute (10) e Riabilitazione (10), ridotti a 4 e trasferiti accanto alla degenza del reparto Medicina Interna. Ben 16 posti letto in meno in parte bilanciati dal potenziamento dell’analogo reparto dell’ospedale di Angera, che dal 4 luglio è arrivato ad un massimo di 25 posti letto.

Ai primi di luglio si è aggiunta la necessità di convertire nuovamente dei reparti per garantire (a Varese come a Luino) l’accoglienza di degenti Covid positivi. Il primo piano del padiglione centrale del Luini Confalonieri ha messo a disposizione 17 posti letto, mentre il quarto piano è diventato un piano polispecialistico; l’area chirurgica contratta a 10 posti equamente ripartiti fra ortopedia e chirurgia generale, 14 dedicati alla medicina generale e un posto letto alla riabilitazione.

A tutto ciò si è aggiunto l’ “effetto sorpresa”: il 7 luglio gli organi di stampa hanno dato la notizia del ripristino della presenza del medico anestesista sull’auto medica a partire dal 1 agosto. Lieto fine di una brutta storia? Nemmeno per sogno, perché in realtà continua il progressivo depotenziamento del nostro ospedale.

Non si vuole sottovalutare questa ennesima emergenza sanitaria, ma ci si chiede: che ne è dell’investimento previsto, pari a 24 milioni di €, per l’ospedale di Cuasso al Monte, rinato proprio come centro di cura per malati Covid e attualmente chiuso? Questa struttura potrebbe essere un punto di riferimento nell’accoglienza di pazienti di bassa intensità.

Di che cosa ha bisogno l’ospedale di Luino per essere messo in condizione di poter svolgere la sua funzione di presidio soddisfacente per il suo bacino di utenza? La Direzione Generale Welfare aveva stabilito che dal 1° aprile l’efficienza delle strutture pubbliche e private convenzionate accreditate fosse valutata trimestralmente usando il parametro di riferimento relativo agli analoghi trimestri del 2019, incrementando al 110% la produzione delle attività di ricovero e ambulatoriale, in particolare quelle che riguardano la chirurgia programmata, con una premialità sul rispetto delle liste d’attesa.

Nel Consiglio comunale dell’11 luglio l’argomento Sanità è stato al centro di un vivace dibattito tra le forze politiche, a proposito dell’auto medica, ma anche della riconversione dei posti letto a causa della nuova emergenza Covid. Il comune cittadino ignorante e plebeo come me, che rimbalza come una pallina da flipper tra perplessità, tentativi di interpretare, capire e giustificare le scelte degli enti competenti, rispetto delle procedure, metodi di lavoro, flessibilità e gestione del personale medico/ infermieristico continua a chiedersi perché, alle altisonanti parole di elogio e ammirazione dei vertici di Sanità e Regione, che periodicamente visitano il nostro territorio, con promesse di riqualificazione e incremento dei servizi, corrisponde invece una realtà da terzo mondo.

Mentre mi piacerebbe capire a che gioco stiamo giocando, continuo a masticare amaro…

Informazioni su Marina Perozzi

Nata a Milano nel 1955, sono ex insegnante di scuola primaria, ormai in pensione. Innamorata del lago fin dall'infanzia, vivo a Maccagno con Pino e Veddasca, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, dal 1979. Appassionata di fotografia, musica e tecnologia, occasionalmente scrivo sulla stampa locale articoli sugli eventi sulturali del territorio.
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