Tra meno di un mese sarà un nuovo anno: dispari, con l’ultima cifra dal numero che io prediligo, il cinque, avendone ben tre nella mia data di nascita.
Ora più che mai devo chiedere perdono a me stessa per ogni ingiusta omissione, trascuratezza, cecità che per una vita mi hanno trasformata nella mia peggior nemica.
Quanto tempo si dedica (minuti, ore, giorni e a volte notti) a progetti condivisi dai quali, quando non si serve più, si viene in qualche modo estromessi, o, per dirla meglio: si viene estraniati, semplicemente non essendo più tenuti al corrente delle novità?
Ripenso a Machiavelli, che nel suo saggio di dottrina politica “Il Principe” non scrisse mai “Il fine giustifica i mezzi”, ma nel cap. XVIII così si espresse: «nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi … si guarda al fine … I mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati».
Dal 1513 ne è passata di acqua sotto ai ponti… compreso quello di Maccagno, dove vivo da 45 anni (ed ecco che ritorna il numero 5) e allora, da brava masochista, mi diverto a “girare il coltello nella piaga” pensando che gli ingenui continueranno ad essere vittime dell’animo servile di coloro che pensano di saltare sul carro dei vincitori, quasi sempre soltanto per considerarsi meritevoli di un consenso che altrimenti non avrebbero, o meglio: per ottenere un compiacimento, nella speranza di uscire dal limbo della trasparenza politico/culturale nella quale noi tutti sgomitiamo pur di uscire dalla caverna per respirare un po’ d’aria, con l’illusione che questa sia fresca e ossigenata.
«Sono così tanto semplici gli uomini, e tanto ubbidiscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare». Scrive ancora Machiavelli e mentre ancora una volta saccheggio alla saggezza dei nostri nonni, che sentenziavano “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”, formulo ufficialmente i miei propositi per il nuovo anno, sull’onda del “meglio soli che mal accompagnati”: non dovrò temere di sfrondare, selezionare, saper dire “NO” con la stessa soavità con cui ci si lascia sciogliere in bocca un inebriante cioccolatino al cacao amaro.
Sono convinta che ne guadagnerò in salute e scompariranno gli attacchi, soprattutto notturni, di gastrite. A meno che questi non siano dovuti alla cattiva coscienza e ai sensi di colpa che mi rodono, per non essere stata capace di amarmi di più… Intanto mi aspetto di risvegliarmi più grassa (per via dei cioccolatini), ma con l’animo più leggero… e non è poco.