Erede al trono cercasi

Nel regno felice di “Sleepers Land” si avvicinava il momento del probabile avvicendamento al trono di colui che da lungo tempo governav a incontrastato con il favore del suo amato popolo.

I sudditi, che l’adoravano senza riserve, si chiedevano sgomenti perché fosse necessaria questa scadenza di un mandato che, con l’andar del tempo, da “pro tempore” si stava trasformando in “a tempo indeterminato”.

A loro quello “status quo” andava bene così, perché si sentivano sicuri e protetti, sfamati e accuditi con sollecitudine, accontentati in ogni loro desiderio e necessità.

Del resto, i lunghi anni di delfinato (una ventina) sotto le ali protettive del precedente regnante, avevano temprato l’attuale imperatore al superamento di ogni ostacolo o difficoltà avesse incontrato sul suo cammino lastricato di quotidiane ovazioni.

Il lungo, faticoso e paziente apprendistato dei decenni precedenti gli aveva permesso di acquisire grandi competenze in tutti i complessi settori relativi alla conduzione del regno; aveva affinato la sua naturale ars oratoria e aveva avuto l’opportunità di frequentare molti altri potenti, che avevano incominciato ad apprezzare le sue indubbie qualità di abile comunicatore.

Nei 15 anni successivi, dopo essere salito al trono, il regno aveva prosperato ulteriormente, annettendo nuovi territori e portando cospicui nonché utili proventi alle casse imperiali, che avevano permesso al popolo di vivere nel benessere e nella tranquillità.

“Perché dunque cambiare?”

Questo si chiedevano i sudditi spaventati e confusi, incapaci anche solo di immaginare un futuro senza il loro sovrano.

Poteva mai esistere, nel territorio del vasto regno, qualcuno degno di prendere il suo posto, un valido sostituto che avesse voglia di prendersi questo gravoso impegno?

Qualcuno che avesse la capacità di dare continuità amministrativo/decisionale proseguendo i progetti già in corso?

Avrebbe potuto degnamente sostituirlo qualcuno che non avesse mai regnato e quindi non sapesse come gestire l’impero, trascinando così “Sleepers Land” verso la destabilizzazione?

Poteva mai esistere qualcuno in grado di possedere le stesse provate competenze dell’attuale regnante, in grado di assumersi le responsabilità di decidere per gli altri, caricandosi sulle spalle le conseguenze del suo operato, per il bene della comunità?

Insomma: chi avrebbe potuto essere in grado di diventare un Pater Familias per l’intera comunità, le cui sorti dipendevano unicamente da lui?

E poi, sarebbe stato in grado, un nuovo sovrano, di amare nello stesso modo il suo territorio?

Sarebbe riuscito a rimanere “avvicinabile dal popolo” come il suo predecessore?

I sudditi dotati di cultura, in grado di ragionare hanno sufficiente forza per sopravvivere comunque, ma gli altri, quelli che ragionano “di pancia”, chi potrebbe guidarli?

Forse, si chiedeva qualche temerario, riuscendo a parlare con l’attuale sovrano, si potrebbe timidamente proporre l’inserimento di qualche bravo giovane a cui insegnare i rudimenti del buon governo, in vista di un’ipotetica, molto lontana abdicazione, evitando così il rischio di avere un regnante diverso.

Questi i mille dubbi della gente, che si stava convincendo sempre di più dell’impossibilità di sostituire il suo amato imperatore, a meno che non comparisse all’orizzonte un clone, che al momento opportuno potesse degnamente e legittimamente sovrapporsi all’attuale, senza troppi traumi, né patemi d’animo…

Così tutti sembravano convinti che nulla potesse cambiare e i sudditi si stavano preparando a celebrare in pompa magna questo ennesimo trionfo.

Ma… una mattina qualcuno si svegliò con uno strano ronzio nella testa: una vocina aveva cominciato a bisbigliare “Io mi dissocio” nelle orecchie di alcuni giovani, che non erano stati esposti così a lungo al virus del torpore, dal quale gli abitanti del regno, di generazione in generazione, erano stati a poco a poco contagiati.

“Chissà… – Cominciarono a pensare quei giovani – Forse non è di un clone che abbiamo bisogno, ma di aria fresca, portatrice di nuove idee, in grado di rinnovare senza demolire proponendo un nuovo stile di vita ai sudditi di questo magnifico regno assopito da troppo tempo, abitato da uomini e donne con le menti così intorpidite da non ricordare la nascita di un pensiero in completa autonomia dalla notte dei tempi”.

Giorno dopo giorno, di voce in voce, di porta in porta, di mano in mano, quella vocina cominciò a vagare per ogni dove, dilagando fino a diventare il canto armonioso di un coro polifonico …

“Io mi dissocio”… “Io mi dissocio”…

Forse quelle tre parole non sarebbero riuscite a risvegliare tutti i sudditi di “Sleepers Land”, ma ne sarebbe bastato uno, uno solo in più… per trasformare di nuovo i sudditi in cittadini…

Informazioni su Marina Perozzi

Nata a Milano nel 1955, sono ex insegnante di scuola primaria, ormai in pensione. Innamorata del lago fin dall'infanzia, vivo a Maccagno con Pino e Veddasca, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, dal 1979. Appassionata di fotografia, musica e tecnologia, occasionalmente scrivo sulla stampa locale articoli sugli eventi sulturali del territorio.
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