Cronache dal Parco Giona

QUELLO CHE AVREMMO VOLUTO LEGGERE

“Abbiamo iniziato da qualche giorno l’opera di progressiva sostituzione/demolizione dell’ecomostro che da anni deturpa il Parco Giona.

Se fate un giro, troverete, al posto delle sterpaglie e delle rovine, dei nuovi salici e dei nuovi pioppi.

Nel giro di pochissimi anni, vorremmo sostituire completamente il degrado ambientale creatosi nel tempo, che ormai, con quel fabbricone gigantesco incompiuto e abbandonato, mostra il segno del tempo e delle bizze del meteo.

Affinché il Parco Giona torni ad essere realmente il nostro polmone verde in riva al lago e si confermi la spiaggia più conosciuta e frequentata del Lago Maggiore.

L’attenzione alla natura e alla funzione indispensabile delle piante che ci circondano, ho provato a raccontarlo ai nostri ragazzi delle scuole appena qualche giorno fa, in occasione della Festa degli Alberi, sperando che non si accorgessero dell’ecomostro ancora incombente al di là del Giona e che nessuno facesse domande in proposito.

Perché ecologia, rispetto dell’ambiente, energie rinnovabili e risparmio energetico sono tutte facce dell’identica medaglia, di cui, però, da decenni ci eravamo dimenticati.

Abbiamo solo un mondo a disposizione, e dobbiamo fare di tutto per lasciarlo meglio di come lo abbiamo trovato.

Finalmente, dopo un lungo elenco di cose fatte, posso fare una promessa, che renderà giustizia a coloro che nel 1992 raccolsero più di 400 firme per la salvaguardia del Parco Giona”.

LA REALTÀ

Purtroppo si tratta solo di una parodia, ispirata alle parole dello spot elettorale pubblicato sui social dalla lista “Impegno Civico” il giorno di Pasquetta.

Devo dire che, per quanto riguarda l’impegno al rispetto dell’ambiente si è trattato, finalmente, di una promessa per il futuro e non del solito elenco di azioni concrete realizzate nel corso di questi anni di governo del territorio.

Però mi è andata di traverso la colomba pasquale perché ho subito pensato a quell’albergo incompiuto che da anni fa orribile mostra di sé proprio all’ingresso del Parco Giona.

Questa vicenda ha le sue origini in tempi così lontani che molti degli elettori (e anche dei candidati) non erano ancora nati, erano bambini o non abitavano qui e tanti adulti forse non se ne ricordano.

Allora vorrei riportare alla memoria alcune date, in modo da ricostruire, per sommi capi, le vicende del famigerato albergo, rimandando alla lettura dei documenti allegati l’approfondimento di tutti i passaggi di questa storia sconcertante.

Dunque: c’era una volta il Piano regolatore approvato dal comune di Maccagno nel settembre 1980, in cui si prevedeva un’area destinata alla costruzione di un albergo e la sistemazione a verde attrezzato del Parco Giona.

Ebbene sì, signori, stiamo parlando di ben 39 anni fa!

Nel gennaio 1989, il comune acquisisce alcune aree site tra via al Giona e la parte alberata per far realizzare a un privato una struttura alberghiera e la sistemazione del Parco.

Nel gennaio 1990 la variante n. 3 del Piano Regolatore modifica la volumetria costruibile da 5000 a 15000 mc.

La gara d’appalto va deserta per ben due volte e nel novembre 1991 un gruppo di 40 cittadini rivolge una petizione al sindaco chiedendo la chiusura del parco alle auto, la creazione di un’area giochi per i bambini e di un percorso vita, con la sistemazione del verde.

Nell’aprile 1992 viene preparato un nuovo bando per la sistemazione dell’area.

Dopo un mese, nel corso di un’assemblea pubblica, si decide di raccogliere firme per indire un referendum sul parco.

Nel settembre 1992 vengono consegnate 400 firme di cittadini maccagnesi più 50 di non residenti.

Nell’ottobre dello stesso anno l’amministrazione comunale rifiuta e nel frattempo indice la terza gara d’appalto.

Nel giugno 1994 viene modificato il bando e viene posta in vendita l’area per la costruzione dell’albergo, senza più alcun obbligo per la sistemazione della zona e la costruzione di altre infrastrutture.

Nell’ottobre 1994 la gara d’appalto va deserta per la quinta volta.

Gennaio 1995: nuovo bando, questa volta per la sistemazione del parco.

In questi ultimi 24 anni alcune cose sono state realizzate, come la sistemazione dell’area verde, la realizzazione del parco giochi e di altre infrastrutture, compresa l’asfaltatura della zona parcheggio, e si è iniziata la costruzione dell’albergo, che però, ad un certo punto si è interrotta.

A tutt’oggi, aprile 2019, la struttura è ancora lì, incompiuta e in stato di abbandono.

Lo scorso febbraio, in Consiglio Comunale, in merito all’adozione del Piano di Governo del territorio, il sindaco ha dichiarato di aver “introdotto una nuova flessibilità con la quale i proprietari degli immobili possono presentare in comune destinazioni diverse dalle originali. Il primo beneficiario di questo strumento sarà la costruzione mai terminata ai bordi del Parco Giona, che finalmente potrà trovare una destinazione verso il sospirato compimento”.

Sono oltremodo contenta della piantumazione nuovi alberi, così come di quella degli ulivi che gli studenti delle scuole maccagnesi hanno collaborato a piantare, ma mi sarebbe piaciuto che il sindaco, nella sua campagna elettorale, anziché parlare di salici e pioppi, avesse promesso un costante stato di allerta e di vigilanza sul futuro di quella costruzione che incombe sul “polmone verde” del nostro territorio.

Anche perché qui sono in gioco eventuali futuri posti di lavoro, che potrebbero interessare ai nostri giovani.

Perché ora mi rivolgo al sindaco in persona?

Perché gli attuali consiglieri, all’epoca di quella battaglia per la salvaguardia del Parco non c’erano, ma lui c’era, eccome!

E in qualità di vice sindaco partecipò anche ad incandescenti consigli comunali nei quali respinse le istanze dell’opposizione con fermi dinieghi sulla concessione del referendum e, guarda caso, con le stesse modalità che ancora oggi usa quando rifiuta il dialogo, affermando che chi è stato eletto ha il potere decisionale e nessuno può azzardarsi ad interferire o dissentire.

Ora però, chiamando in causa coloro che all’epoca erano all’opposizione e oggi appoggiano la lista “Impegno civico”, mi chiedo: perché non esiste una dialettica interna al gruppo?

Forse perché il nostro primo cittadino, da segretario del PPI (ex DC), ora siede ai vertici provinciali del PD?

Fonti: “Il giornale di Maccagno” Novembre 1992 – Febbraio 1995

“Parco giona: il più amato, ma non da tutti” – Il giornale di Maccagno Novembre 1992

“Parco Giona: ultima versione… si spera” Il giornale di Maccagno Febbraio 1995

“Parco Giona: ultima versione… si spera” Continuazione – Il giornale di Maccagno Febbraio 1995

 

 

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E qui casca l’asino!

Volevo concedermi e concedervi una breve tregua in questi giorni dedicati alla Santa Pasqua, ma… santo cielo! È impossibile mordersi la lingua e tacere di fronte alla lettura dell’ennesimo “spot elettorale” pubblicato sui social per sottolineare “l’impegno concreto” dell’attuale amministrazione comunale nei confronti del mondo della scuola.

Che cosa c’entra l’asino? Nulla, perché i simpatici quadrupedi sono ben capaci di aggirare tranelli e ostacoli, mentre a volte noi umani, soprattutto se abbiamo fiducia in qualcuno, cadiamo facilmente nell’inganno, senza valutare con attenzione la situazione.

Gli asini non ci cascano, ma a volte gli umani cadono in tranelli architettati ad arte

E qui casca l’asino

Ma veniamo al tranello di oggi, che tenterò di svelare come si fa con la soluzione di un quesito pubblicato sulla Settimana Enigmistica…

Dunque, parliamo di borse di studio e precisamente dei quattro bandi pubblicati dal Comune di Maccagno con Pino e Veddasca per le assegnazioni a favore degli alunni delle classi 4ª e 5ª della scuola primaria (500 €), degli studenti delle classi 1ª/2ª/3ª della scuola secondaria di I grado (700 €), degli studenti delle classi 1ª/ 2ª/ 3ª delle scuole secondarie di secondo grado (800 €) e degli studenti delle classi 4ª e 5ª delle scuole secondarie di secondo grado (1000 €).

La tradizione delle borse di studio al merito, nel nostro comune, risale quasi alla notte dei tempi, quando fu istituita, nel 1963, la Fondazione Lina e Fratelli Monaco, in onore di Piero Monaco, che visse e operò a Busto Arsizio, ma era nativo di Maccagno.

Dal 1963 ai giorni nostri la Fondazione ha devoluto milioni di € a studenti meritevoli di Busto e di Maccagno.

In questi ultimi anni, però è stata la stessa amministrazione comunale a subentrare alla Fondazione, istituendo quattro borse di studio da devolvere ai suoi studenti meritevoli .

L’ha fatto perché c’era la copertura finanziaria.

L’ha fatto perché era l’amministrazione in carica.

L’ha fatto perché nulla vieta di istituire borse di studio in favore dei propri studenti.

A questo punto sorge una domanda: stavo per dire “ovvia”, ma a quanto pare questa parolina disturba qualcuno, quindi userò il termine “banale”.

Dunque la domanda è questa: perché l’istituzione di una borsa di studio non può essere mantenuta, nel caso in cui dovessero cambiare le donne e gli uomini al vertice della cosa pubblica?

Forse si pensa che possa essere difficile trovare, nella copertura finanziaria del comune, 3000 € da destinare agli studenti meritevoli?

Ho svolto una puntuale ricerca sul vocabolario della lingua italiana, ma la parola “promessa”, non annovera, tra i sui sinonimi, i termini di bugia, inganno, tranello.

La parola promessa viene usata per indicare impegno preso liberamente e sulla parola, o anche in forma legale, di fronte ad altri, di fare o dare qualche cosa”.

Soprattutto, aggiungo io, se si tratta di qualcuno che ancora non ha avuto la possibilità di dimostrare di saper agire nello stesso modo di chi l’ha preceduto in un incarico.

Quindi non è da escludere che un progetto, ripreso da altri, non possa essere addirittura arricchito, integrato, reso più funzionale.

Ho letto i quattro bandi e, oltre ai requisiti relativi al merito (media dagli 8/10 in su) e voto di comportamento dal “Buono” in su, più alcuni bonus attribuiti a parità di punteggio totale, non viene menzionato il reddito della famiglia fra le voci che contribuiscono alla stesura della graduatoria degli aspiranti bravi studenti.

Di solito nell’attribuzione di una borsa di studio, se questa non è espressamente riservata a famiglie che non superano una certa fascia di reddito, a parità di merito viene data la precedenza a quella con un reddito inferiore: perché qui non se ne fa menzione?

Viviamo al confine con la “grassa” Confederazione Elvetica e molti genitori sono lavoratori frontalieri, perciò non obbligati a compilare la Dichiarazione dei Redditi all’Ufficio delle Imposte, ma credo che, nel 2019, non sia difficile dimostrare il reale reddito di una famiglia, soprattutto quando si chiede di accedere a dei contributi straordinari come questo.

Ma non voglio entrare nel dettaglio tecnico di come stendere un bando, perché diventerei oltremodo antipatica, saccente e, questa volta sbadiglierei io per prima nel rileggermi.

È quel “sarà banale, ma intanto noi l’abbiamo fatto” letto ieri mattina, che mi fa venire l’orticaria.

Perché lasciar credere, fra le righe, che l’avvento di altri alla conduzione del paese, possa provocare uno tsunami tale da radere al suolo l’intera impalcatura su cui si regge il buon governo del territorio?

Perché questa sorta di ricatto morale per indurre le persone a non intraprendere un sentiero nuovo inducendo la paura di cadere in un precipizio senza fine?

P  erché lanciare l’informazione dell’avvenuta pubblicazione dei bandi per le borse di studio proprio alla vigilia di Pasqua, in pieno periodo di vacanza, quando è difficile raggiungere tutti i destinatari del messaggio?

Non era meglio attendere qualche giorno e distribuire un avviso tramite il diario degli studenti, come in passato, in modo da non dimenticare alcuno?

Esistono anche il telefono, Whatsapp, il passaparola, la posta elettronica, le catene di S. Antonio, per avvisare le famiglie, direte voi, ma si rischia di informare a macchia di leopardo.

Ma soprattutto: chi potrebbe farlo? L’insegnante, che conosce i voti di tutti i suoi studenti e può contattare le famiglie ad hoc? Il Dirigente Scolastico, che è il capo d’Istituto? Il sindaco, che è ai vertici del governo locale? Il prosindaco, che svolge il ruolo di collegamento con gli organi amministrativi del Comune? Il Consultore, che ha il compito di raccogliere le istanze e i suggerimenti dei cittadini? Il passaparola tra coloro che hanno avuto la notizia per primi e la diffondono al supermercato?

Scelta quanto mai difficile.

Ma soprattutto: che fretta c’è?

L’anno scolastico finisce a giugno e bisogna attendere la pagella del secondo quadrimestre, o addirittura, l’esito degli esami di maturità, per presentare la domanda con i dati richiesti e questa va consegnata entro le ore 11.30 del 27.07.2019

Quindi c’è tutto il tempo per un’informazione capillare e rispettosa di tutti.

A meno che, e qui casca l’asino, questo bruciare le tappe non sia da mettere in relazione con una scadenza ben più immediata, cioè quella del 26 maggio, quando le famiglie dei “nostri ragazzi”, saranno chiamate alle urne per eleggere il nuovo sindaco e i suoi consiglieri.

 

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Lungimiranza

Giuro di non aver scelto io questo ruolo da antipatica, che peraltro, non mi dispiace affatto, ma sono le circostanze a costringermi ad intervenire ogni volta che percepisco una mancanza di “onestà intellettuale”, termine che va molto di moda ultimamente, da parte di coloro che, come rappresentanti della cosa pubblica, dovrebbero invece prestare più attenzione degli altri nell’uso delle parole.

Si sa che in campagna elettorale non si perde l’occasione per “portare l’acqua al proprio mulino”, con lo scopo di dimostrare di aver svolto la propria “missione” nel migliore dei modi, però nel raccontare la concretezza dei fatti bisognerebbe almeno usare, su tutti i mezzi di informazione, la medesima versione, o, almeno, non omettere, proprio sulla propria pagina dedicata alla campagna elettorale, dettagli che inducono chi legge ad interpretare diversamente la realtà.

Ma veniamo al dunque e parliamo di fitodepurazione.

Venerdì 12 aprile scorso è stata presentata ufficialmente la fase conclusiva del progetto di fitodepurazione che interessa i comuni di Maccagno con Pino e Veddasca e Tronzano Lago Maggiore.

Tranquilli, non ho intenzione di criticare il progetto, perché devo dire che ne sono rimasta affascinata, proprio come quando, a lavori quasi ultimati del contestato civico Museo Parisi Valle, dichiarai che dal punto di vista architettonico mi piaceva (e sono passati più di vent’anni, perciò non sono diventata “antipatica” solo ora).

Fui “bacchettata”, perché non allineata con la logica del “o bianco o nero”, “o stai di qua o stai di là”, in virtù dell’immarcescibile pregiudizio verso chi ritiene buona, a prescindere, un’iniziativa che, in questo caso, addirittura, non può che migliorare la nostra qualità di vita e quella dell’ambiente in cui viviamo.

E allora? Che cosa c’è da dire? Vogliamo forse allungare ulteriormente la fila interminabile di coloro che criticano tutto e tutti per partito preso, senza fare proposte o, peggio ancora, senza rimboccarsi le maniche e mettersi concretamente a lavorare?

Niente di tutto ciò!

Si tratta semplicemente del solito scollamento tra i fatti e come vengono raccontati, almeno sulle bacheche dei social, che recentemente sembrano essere diventate l’unica fonte evangelica per chi, purtroppo, non ha tempo di leggere i giornali, nemmeno quelli online.

Ma facciamo un passo indietro.

Nel 2009 i comuni di Pino e di Veddasca fanno redigere i progetti esecutivi per la fitodepurazione, ottenendo i finanziamenti necessari per la realizzazione delle opere, grazie anche all’impegno dell’allora sindaco di Pino Mauro Fiorini e dell’ex presidente della provincia Dario Galli.

Al progetto contribuisce fin da subito anche il comune di Tronzano.

Nel 2013 il referendum sancisce la fusione tra Maccagno, Pino e Veddasca, che, nel 2014 diventano ufficialmente un unico grande comune.

Nel corso degli anni successivi varie vicissitudini burocratiche rischiano di far naufragare il progetto, ma nel 2016 il comune di MPV riesce a bandire la gara d’appalto

Nel 2017 Fondazione Cariplo revoca il contributo concesso: inizia così l’iter per ricucire i rapporti e risolvere le controversie.

A gennaio 2018 i due progetti (uno per MPV e uno per Tronzano) prendono finalmente il via.

Il 13 febbraio 2018 l’ex sindaco di Veddasca Adolfo Dellea rivendica sulla stampa la paternità sui progetti esecutivi per la fitodepurazione.

Veniamo dunque a ciò che non mi è piaciuto riguardo alla presentazione del 12 aprile scorso e al mio nuovo “antipatico intervento”.

Mi ha infastidito il solito atteggiamento di chi guida la pubblica amministrazione di MPV nel fare piccole, ma significative omissioni, che inducono a pensare, in chi legge, che il merito di un’iniziativa sia solo di coloro che attualmente ci governano.

Nonostante il fatto che i quotidiani online del territorio abbiano correttamente indicato negli ex comuni di Pino e di Veddasca gli enti promotori del progetto iniziale, così come peraltro dichiarato dal primo cittadino durante la cerimonia, sulla pagina social della lista di “Impegno Civico” si scrive invece, a proposito di questo avvenimento, in modo autoreferenziale, insistendo genericamente sulla “capacità di prevedere, di lungimiranza nel porre in essere azioni capaci di produrre circoli virtuosi, di ricerca paziente dei finanziamenti e degli interlocutori giusti” per avviare questo progetto del valore di 2,4 milioni di Euro, come se si trattasse di una delle innumerevoli buone prassi messe in atto da questa amministrazione.

Che cosa può pensare, dunque, il lettore medio? Che tutto sia merito di “Impegno civico”, perché, conclude la nota, “Noi l’abbiamo fatto”.

Per fortuna non è così, perché lungimiranti furono gli ex comuni di Pino, Veddasca e Tronzano, Fondazione Cariplo, con il suo presidente Giuseppe Guzzetti, Giorgio Fiorio assessore nel comune di Tronzano ed ex assessore provinciale al Marketing.

Il comune di MPV è arrivato dopo, nel 2014.

Alla sua amministrazione lascio volentieri il merito di aver ricucito i rapporti interrotti con gli enti e di aver continuato nell’opera di salvaguardia del territorio fino ad arrivare in dirittura d’arrivo del progetto, che comunque, per quanto riguarda il contributo finanziario di MPV, si è limitato a 100 mila Euro, rispetto ai 250 mila erogati dal comune di Tronzano, in aggiunta agli oltre 980 mila € di Fondazione Cariplo, i 965 mila € di Verbano SpA e i 100 mila € della Comunità Montana Valli del Verbano.

Penso che sia più che sufficiente, senza dover contagiare i cittadini con quest’ansia da primi della classe che francamente rende antipatici, almeno quanto me, coloro che sgomitano per emergere, anche quando non ne avrebbero bisogno.

Giusto per “onestà intellettuale” verso tutti gli elettori, che hanno il diritto di conoscere i fatti con più trasparenza e perché i loro “like” sui social siano più consapevoli e non assegnati solo “di pancia”.

Finanziamenti impianti fitodepurazione

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Ovvio!

Chiedo scusa ad una cara amica, che spero mi perdonerà se le ho copiato quell’espressione che usava tempo fa per le sue sagge riflessioni sulle piccole cose della vita quotidiana.

“È ovvio!”

Due parole molto semplici, di immediata comprensione, che da qualche giorno mi pizzicano la punta della lingua, mentre leggo sui social le prime battute della campagna elettorale per la futura gestione amministrativa di Maccagno con Pino e Veddasca.

Esiste una sostanziale differenza tra chi governa e chi invece aspira a farlo: chi è al potere può dimostrare facilmente ciò che ha compiuto durante il suo mandato, mentre gli altri, coloro che non hanno mai provato a sedersi nella plancia di comando, possono solo illustrare progetti di fattibilità che riguardano qualcosa che per il momento è solo teorico.

Progetto teorico, però, non significa “campato in aria”, ma semplicemente rappresenta uno studio di fattibilità supportato da esempi, documenti, studi del caso, ipotesi di collaborazioni, possibilità di risorse economiche a cui attingere ecc.

Perché un progetto diventi una realtà da annoverare in una lista di “fatti compiuti”, è necessario poi che si concretizzi.

Ovvio! Direte voi.

Ma esiste già una lunghissima lista di investimenti realizzati nell’ambito delle opere pubbliche, del sociale, della cultura e in qualsiasi altro settore in cui si è operato in questi anni.

Ma quale amministratore, se le finanze del suo Comune lo permettono, si rifiuterebbe di agire per il bene dei propri concittadini, pur assegnando una scaletta di priorità ai suoi interventi?

Molti di quelli realizzati in questi cinque anni fanno parte, però, di una normale gestione della cosa pubblica che ha semplicemente messo in atto delle norme di legge alle quali i pubblici amministratori non si possono sottrarre, o colto delle opportunità che chiunque non si sarebbe lasciato sfuggire o alle quali nessuno avrebbe posto il veto.

Ovvio, vero?

Certo, ma allora, perché ostinarsi ad etichettare coloro i quali non hanno ancora avuto la possibilità di dimostrare concretamente che cosa sarebbero in grado di fare, come una sorta di fanfaroni che sanno fare solo promesse e niente più?

Non potrei mai chiedere ad un bambino di dimostrare ciò che sa fare senza dargli la possibilità di mostrarmelo.

Non potrei mai pensare che un bambino non sia in grado di compiere qualcosa semplicemente perché non gliel’ho mai visto concretamente realizzare.

Così come non potrei mai prendere il quaderno di un ciclo scolastico passato e riproporre lo stesso programma semplicemente perché per cinque anni quel sistema ha funzionato.

E quale insegnante potrebbe mai arrivare a pensare di essere il miglior educatore del pianeta, anzi, l’unico, solo perché per un certo tempo è stato premiato come maestro dell’anno?

Ovvio, vero?

Perché insinuare che tutto ciò che proviene dai “diversi” (in questo caso le opposizioni) sia frutto di slogan, ricette mirabolanti, effetti speciali?

Forse si pensa che altri non abbiano tempo o voglia di impegnarsi quotidianamente per rispondere ai bisogni della gente, magari perché distratti dalle rispettive occupazioni o dalla famiglia?

Sarebbe lo stesso atteggiamento di chi, nei colloqui di assunzione, quando si presenta una donna, le chiede se ha intenzione di sposarsi e di avere figli.

Allora dovremmo chiedere ai candidati sindaci di tutta Italia: hai un altro lavoro? Se sì, hai intenzione di lasciarlo per dedicarti unicamente alla tua funzione di pubblico amministratore? Sei sposato/a? Hai bambini o altri motivi di distrazione dalla tua missione?

Un bravo sindaco non deve essere necessariamente un missionario.

Perché quest’ansia di verifica dell’impegno profuso in cinque di amministrazione, con liste interminabili di buone azioni, tra le quali alcune che francamente fanno quantomeno sorridere, come il “complemese” attuato alla mensa scolastica?

Perché invece non parlare di verifica delle capacità di applicazione delle proprie conoscenze?

In questo modo si metterebbero tutti i candidati sullo stesso piano, anche coloro che non hanno ancora avuto la possibilità di operare concretamente.

Avere un progetto in testa non è sinonimo di “ricetta mirabolante”, né tanto meno l’enunciazione di una serie di “slogan facilmente smascherabili”.

Un progetto è un’idea in divenire, che si può trasformare, adattare, ampliare, ridurre, a seconda del manifestarsi di imprevisti o di nuove condizioni nella sua attuazione.

Ecco perché per arrivare a concretizzare un progetto è necessario avere le idee chiare, ovvio, ma anche la dovuta flessibilità che permetterà a quella teoria di diventare realtà.

Invece, avere una visione monolitica di se stessi, nonostante l’uso di un plurale maiestatis che non viene più usato nemmeno dal Santo Padre, mortifica il gruppo che si propone come squadra di governo del territorio ed è in contrasto con l’esercizio di un’autentica leadership.

Perché insinuare che i non allineati parlino di “cose che magari nemmeno conoscono?”

Siamo forse di fronte ad una granitica capacità di giudizio, in grado di promuovere o bocciare senza appello argomentazioni non allineate con il proprio pensiero?

Che destino avranno, allora, i membri della squadra che oseranno manifestare opinioni o pensieri non perfettamente sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda di chi “dirige il gioco”?

Ahimè, temo che saranno… defenestrati!

Ovvio!

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Chiariamoci le idee

Non c’è dubbio che questa campagna elettorale in vista delle consultazioni amministrative del 26 maggio nel nostro territorio sia partita con una marcia in più, grazie soprattutto alla maggior dimestichezza con mezzi di comunicazione interattivi come Internet e l’uso dei social, che fanno da volàno alla diffusione delle informazioni.
A volte le notizie rimbalzano al punto di diventare addirittura “virali”, anche quelle non propriamente attendibili, o addirittura quelle che gli inglesi chiamano “fake news”, ovvero informazioni inventate, ingannevoli o distorte, rese pubbliche con il deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione.
Facebook, Instagram, Twitter, i gruppi Whatsapp sono comunque solo alcune delle opportunità che permettono di avvicinare e aggiornare “in tempo reale” l’elettorato, in particolar modo gli indecisi, i disinteressati alla cosa pubblica, qualche transfuga da altre liste più o meno civiche.
Lo scopo principale dei messaggi tende però a tenere agganciati i fans di vecchia data, i fedelissimi, coloro che rappresentano le fondamenta dell’intero castello su cui poggia la formidabile macchina amministrativa di un comune.
E nel caso di Maccagno con Pino e Veddasca, perché è di questo che voglio parlare, la partita appena iniziata tra i due schieramenti in campo promette di riservare sorprese che potrebbero modificare, se non addirittura ribaltare, gli equilibri in gioco.
Scrivo queste mie considerazioni, del tutto personali, da semplice cittadina, ponendomi le stesse domande di un qualsiasi elettore medio, perché questo me lo permette la Costituzione della Repubblica Italiana, perciò non temo censure di sorta.
Durante una campagna elettorale, lo scambio di colpi tra le opposte fazioni è consentito, però non è corretto raccontare mezze verità o dare un’immagine di sé e del proprio operato in modo distorto.
Ma procediamo con ordine nell’interpretare le dichiarazioni che il sindaco in carica ha scritto sui social nei giorni scorsi.
1) A proposito della fusione tra i comuni di Maccagno, Pino e Veddasca avvenuta tramite referendum, è solo una sua interpretazione il fatto che i favorevoli e i contrari a questo accorpamento fossero necessariamente schierati pro o contro l’attuale amministrazione. Personalmente votai SÌ perché lo ritenevo un passo da farsi, indipendentemente dall’essere favorevole all’amministrazione in carica.

2) L’esito del referendum del 1 dicembre 2013 fu di 1314 voti validi (711 SÌ + 603 NO) su una popolazione legale di 2444 cittadini e un totale di residenti di 2522 abitanti: significa che una bella fetta di votanti non si presentò alle urne. Pertanto quel “noi e solo noi abbiamo voluto” mi sembra improprio, perché non si trattò certamente di un plebiscito.

3) La storia di ognuno di noi e di ciò che ha fatto (amministrativamente parlando, s’intende) può riferirsi solo a chi ha avuto la possibilità di governare. Evidentemente chi non ha ancora avuto questa opportunità non può elencare i meriti del proprio operato, ma solo indicare quali sono i suoi progetti di governabilità. Anche sostenere la differenza tra “promettere di provare a fare ed elencare quello che si è stati capaci di realizzare” rappresenta un’evidente contraddizione. Come si può “dimostrare che si potrebbe stare meglio” se non si è al governo di un ente?

4) “Metterci la faccia”, che sembra essere il tormentone che quasi quotidianamente viene proposto dal sindaco in carica, mi sembra un’inutile sottolineatura, in quanto non mi pare che altri abbiano mai nascosto la loro. Piuttosto, invece, nel corso di questi ultimi anni, di fronte ad alcune emergenze che hanno riguardato la comunità, questa amministrazione non ha mai affrontato la gente nel corso di pubblici incontri/dibattiti sul territorio del comune.

• Mi riferisco in particolare all’emergenza migranti, che ha coinvolto in maniera significativa anche MPV, creando in molti una comprensibile diffidenza. La faccia del nostro sindaco si è vista e ascoltata, invece, durante conferenze e incontri pubblici in altre località limitrofe, dove ha sempre portato l’esempio di Maccagno come fiore all’occhiello dell’accoglienza, ma ai maccagnesi tutto ciò che è stato fatto non è mai stato raccontato direttamente.
• Parliamo anche di “AlpTransit”, cioè del progetto di alta velocità che attraverserà il nostro territorio: anche in questo caso la faccia del nostro primo cittadino non si è mai messa in gioco entro i confini del comune, ma sempre altrove.
• Vogliamo poi parlare dell’ultimo motivo di scontro tra i cittadini, ovvero della possibilità di realizzare una strada alternativa alla SS 394 che attraversi la Val Veddasca andando a collegare Lozzo con Piero e la Val Dumentina? Grandi articoli sui quotidiani locali, provinciali e, naturalmente, sui social, ma l’incontro faccia a faccia con i suoi concittadini, non c’è stato.

5) Parlare dei “nostri visi” della “nostra storia”, del “nostro impegno quotidiano” al plurale, quando ci si presenta con una lista che comprende sei new entry su dieci candidati significa parlare in modo assai ambiguo. Non si mettono assolutamente in dubbio l’impegno quotidiano e la storia di queste persone, tutte conosciute, stimate e rispettate per il ruolo che occupano nella comunità o nell’ambiente di lavoro, ma non si può proprio dire che queste caratteristiche siano attribuibili ad una carica istituzionale che ancora non hanno ricoperto. Invece sarebbe interessante capire perché alcuni hanno abbandonato la “squadra”, per esempio (ed è solo l’ultima in ordine di tempo) la consigliera Patrizia Villani, le cui dimissioni sono state rese note durante l’ultimo consiglio del 27 marzo scorso.
Voglio fare ancora qualche riflessione: alle elezioni amministrative del 2014 la Lista “Impegno Civico”, che, guarda caso già si chiamava così fin dai tempi dell’amministrazione Giani di 15 anni fa, ha ottenuto il 62% dei voti su 2627 aventi diritto. Mancano 902 elettori all’appello, che rappresentano circa un terzo dell’elettorato. Perché? Dove sono costoro?
L’ultima considerazione riguarda i nomi dei pro sindaci nella lista di “Impegno Civico”: tra di essi mi stupisce che ancora sia presente colui che 5 anni or sono così si esprimeva nei confronti dei “cattivi e perfidi” oppositori: bella faccia di bronzo…

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Corsi e ricorsi? Sì, no, forse…

Smartphone, tablet, Internet con i suoi social, come Facebook e Instagram, ai quali possono accedere anche i minorenni, grazie all’account dei genitori, di amici o fratelli maggiori, sono diventati il “braccio operativo” dei nostri ragazzi, ormai proiettati verso il Web 2.0, grazie ai Social Software, ovvero software pensati appositamente per sostenere al massimo la dimensione sociale della Rete.

Ecco perché i nostri adolescenti non perdono l’occasione per scattarsi selfies e girare video da postare in tempo reale, senza le dovute precauzioni affinché nelle immagini non siano presenti volti o persone ignare di essere finite in rete.

Questo problema coinvolge, in primo luogo, famiglie e scuola, cui spetta il dovere di intervenire, nella loro funzione educativo/formativa.

Come prevenire, dunque, infrazioni alle misure di protezione della privacy e della tutela dell’immagine della persona?

Per esempio vietando ai ragazzi l’uso dei vari dispositivi sugli scuolabus.

Un’attenzione verso i minori (assolutamente condivisibile) che non è sfuggita anche nel nostro Comune, con le recenti integrazioni al regolamento del servizio di trasporto offerto ai nostri studenti.

A proposito di tutela dei minori, però, mi è tornato alla mente un episodio di alcuni anni fa (ventuno per l’esattezza), documentato dalle pagine di “Maccagno Insieme”, il periodico che, dal febbraio 1992 all’ottobre 1998, diede filo da torcere all’Amministrazione Comunale di quel tempo.

Si tratta di un “botta e risposta” tra l’allora vice-sindaco, nonché assessore alla cultura, e un gruppo di genitori, a proposito dei frequenti episodi di “scontri fisici” tra ragazzi sul pulmino scolastico.

È vero che l’episodio risale all’ottobre 1997, che sono cambiati i tempi e il protagonista dell’episodio è ora più maturo e consapevole delle responsabilità che riguardano la guida della collettività, tuttavia una riflessione è d’obbligo:

– la componente genitori, ora come allora, è sempre coerentemente attenta alla tutela dei propri figli ed è consapevole del rischio che si corre sottovalutando certi atteggiamenti

– le istituzioni, invece, a volte sono restie ad ascoltare gli appelli della collettività, affrontando con una certa superficialità episodi che potrebbero degenerare.

Per fortuna nel caso odierno si è corsi immediatamente ai ripari, eppure si tratta dello stesso interlocutore, che a quei tempi rispose alle famiglie in ben altro modo.

Chissà se l’allora vice sindaco ricorda quell’episodio…

A me, invece, un piccolo, malizioso dubbio sorge spontaneo: ma vuoi vedere che…

 

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Esercizio di lettura approfondita

Visto che la questione mi riguarda personalmente, invito, ancora una volta, a rileggere attentamente tutti i “fiumi di parole” che si stanno versando in questi giorni sul caso “Gemellaggio Maccagno – Gambarogno”. Non riscontravo tale veemenza dall’epoca del gemellaggio “Maccagno-Circello” degli anni ‘90 del secolo scorso, quello sì, promosso e realizzato con il cospicuo contributo del Comune. Ma non divaghiamo e procediamo con ordine.

Mi dispiace fare la “maestrina”, ma nella lettera inviata il 9 febbraio dal gruppo di opposizione di Maccagno con Pino e Veddasca non è scritto che il progetto di gemellaggio con la scuola di S. Nazzaro (Gambarogno) era inserito nel piano per il diritto allo studio, ma che l’intervento del Comune a sostegno dell’iniziativa (il pulmino e la collaborazione nella preparazione dei documenti di espatrio citati nel mio intervento del 27 gennaio scorso) “è di normale e ordinaria amministrazione, non è stato fatto alcunché di straordinario”.

La citazione del Diritto allo Studio era semplicemente una precisazione che voleva spiegare in che cosa consiste l’erogazione di contributi alle scuole pubbliche, che qualsiasi amministrazione ha il diritto/dovere di concedere, là dove ci siano le risorse finanziarie disponibili.

Ancora una volta i titoli della stampa hanno generato reazioni forti e addirittura a carattere intimidatorio, come in questo caso quella del primo cittadino di Maccagno con Pino e Veddasca, che scrive “Non entro nel discorso della dirigente scolastica, le cui parole sono state chiarissime: chi paventa o cerca ulteriori interpretazioni diverse ne risponderà personalmente”.

La Dirigente scolastica, che ringrazio per avermi ascoltata e aver capito le motivazioni della mia reazione, pur dissociandosi dalla sottoscritta, ha puntualizzato che “Il progetto ‘Il lago: unisce o divide?‘, che prevede il gemellaggio tra la scuola di Maccagno con Pino e Veddasca e San Nazzaro è stato steso e realizzato in prima persona dalle insegnanti della classe quarta Patrizia Villani, Marina Perozzi e Antonella Ferrazzo, ma l’idea di trovare un punto di incontro e di crescita tra le scuole svizzere e la nostra scuola nasce dopo anni di collaborazione tra le due amministrazioni e, inoltre, a monte di questo progetto, c’è il contributo concreto da parte del comune di Maccagno con Pino e Veddasca”.

Mi permetto solo una piccola, maliziosa considerazione: “a monte di questo progetto, c’è il contributo concreto da parte del comune di Maccagno con Pino e Veddasca” non l’abbiamo scritto né io, né il gruppo consiliare di minoranza.

https://www.luinonotizie.it/2019/02/10/maccagno-passera-il-progetto-con-gambarogno-non-centra-nulla-con-il-diritto-allo-studio/214391

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Erede al trono cercasi

Nel regno felice di “Sleepers Land” si avvicinava il momento del probabile avvicendamento al trono di colui che da lungo tempo governav a incontrastato con il favore del suo amato popolo.

I sudditi, che l’adoravano senza riserve, si chiedevano sgomenti perché fosse necessaria questa scadenza di un mandato che, con l’andar del tempo, da “pro tempore” si stava trasformando in “a tempo indeterminato”.

A loro quello “status quo” andava bene così, perché si sentivano sicuri e protetti, sfamati e accuditi con sollecitudine, accontentati in ogni loro desiderio e necessità.

Del resto, i lunghi anni di delfinato (una ventina) sotto le ali protettive del precedente regnante, avevano temprato l’attuale imperatore al superamento di ogni ostacolo o difficoltà avesse incontrato sul suo cammino lastricato di quotidiane ovazioni.

Il lungo, faticoso e paziente apprendistato dei decenni precedenti gli aveva permesso di acquisire grandi competenze in tutti i complessi settori relativi alla conduzione del regno; aveva affinato la sua naturale ars oratoria e aveva avuto l’opportunità di frequentare molti altri potenti, che avevano incominciato ad apprezzare le sue indubbie qualità di abile comunicatore.

Nei 15 anni successivi, dopo essere salito al trono, il regno aveva prosperato ulteriormente, annettendo nuovi territori e portando cospicui nonché utili proventi alle casse imperiali, che avevano permesso al popolo di vivere nel benessere e nella tranquillità.

“Perché dunque cambiare?”

Questo si chiedevano i sudditi spaventati e confusi, incapaci anche solo di immaginare un futuro senza il loro sovrano.

Poteva mai esistere, nel territorio del vasto regno, qualcuno degno di prendere il suo posto, un valido sostituto che avesse voglia di prendersi questo gravoso impegno?

Qualcuno che avesse la capacità di dare continuità amministrativo/decisionale proseguendo i progetti già in corso?

Avrebbe potuto degnamente sostituirlo qualcuno che non avesse mai regnato e quindi non sapesse come gestire l’impero, trascinando così “Sleepers Land” verso la destabilizzazione?

Poteva mai esistere qualcuno in grado di possedere le stesse provate competenze dell’attuale regnante, in grado di assumersi le responsabilità di decidere per gli altri, caricandosi sulle spalle le conseguenze del suo operato, per il bene della comunità?

Insomma: chi avrebbe potuto essere in grado di diventare un Pater Familias per l’intera comunità, le cui sorti dipendevano unicamente da lui?

E poi, sarebbe stato in grado, un nuovo sovrano, di amare nello stesso modo il suo territorio?

Sarebbe riuscito a rimanere “avvicinabile dal popolo” come il suo predecessore?

I sudditi dotati di cultura, in grado di ragionare hanno sufficiente forza per sopravvivere comunque, ma gli altri, quelli che ragionano “di pancia”, chi potrebbe guidarli?

Forse, si chiedeva qualche temerario, riuscendo a parlare con l’attuale sovrano, si potrebbe timidamente proporre l’inserimento di qualche bravo giovane a cui insegnare i rudimenti del buon governo, in vista di un’ipotetica, molto lontana abdicazione, evitando così il rischio di avere un regnante diverso.

Questi i mille dubbi della gente, che si stava convincendo sempre di più dell’impossibilità di sostituire il suo amato imperatore, a meno che non comparisse all’orizzonte un clone, che al momento opportuno potesse degnamente e legittimamente sovrapporsi all’attuale, senza troppi traumi, né patemi d’animo…

Così tutti sembravano convinti che nulla potesse cambiare e i sudditi si stavano preparando a celebrare in pompa magna questo ennesimo trionfo.

Ma… una mattina qualcuno si svegliò con uno strano ronzio nella testa: una vocina aveva cominciato a bisbigliare “Io mi dissocio” nelle orecchie di alcuni giovani, che non erano stati esposti così a lungo al virus del torpore, dal quale gli abitanti del regno, di generazione in generazione, erano stati a poco a poco contagiati.

“Chissà… – Cominciarono a pensare quei giovani – Forse non è di un clone che abbiamo bisogno, ma di aria fresca, portatrice di nuove idee, in grado di rinnovare senza demolire proponendo un nuovo stile di vita ai sudditi di questo magnifico regno assopito da troppo tempo, abitato da uomini e donne con le menti così intorpidite da non ricordare la nascita di un pensiero in completa autonomia dalla notte dei tempi”.

Giorno dopo giorno, di voce in voce, di porta in porta, di mano in mano, quella vocina cominciò a vagare per ogni dove, dilagando fino a diventare il canto armonioso di un coro polifonico …

“Io mi dissocio”… “Io mi dissocio”…

Forse quelle tre parole non sarebbero riuscite a risvegliare tutti i sudditi di “Sleepers Land”, ma ne sarebbe bastato uno, uno solo in più… per trasformare di nuovo i sudditi in cittadini…

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… E io mi dissocio!

Sono bastati un titolo e un sottotitolo ad hoc a scatenare il “furor di popolo”, tanto da rendere pressoché inutile leggere attentamente l’articolo sull’intervento del deputato pentastellato Niccolò Invidia sull’”affaire” della strada Piero-Lozzo. Invece meritava di essere letto attentamente, proprio perché contiene almeno due parole chiave: priorità e percorso alternativo, le stesse che hanno scandalizzato alcuni lettori della pagina Facebook “Amici della Val Veddasca”, al punto tale da augurare al giovane parlamentare di “cambiare mestiere”. Purtroppo il fenomeno dell’analfabetismo di ritorno sta mietendo sempre più vittime, così come i vuoti di memoria che, nelle persone anziane come me, potrebbero essere giustificati se indicassero i primi sintomi di una grave malattia neurologica.

Propongo allora un bigino riassuntivo, ad uso dei distratti e/o dei pigri, sulle perplessità di Niccolò Invidia, peraltro favorevole ad un collegamento alternativo tra Maccagno/Tronzano e il resto della provincia.

I fatti

14 gennaio – il presidente della Provincia Emanuele Antonelli viene accolto dal sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca in Municipio

22 gennaio – la Provincia di Varese – Area 5 – invia un questionario ai sindaci del territorio in merito all’eventualità della realizzazione di una strada che colleghi i due versanti della Val Veddasca, al quale il sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca risponde esprimendo parere più che favorevole

5 febbraio – Il consigliere provinciale alla viabilità Marco Magrini invia una lettera agli amministratori locali in cui dichiara che la Provincia potrebbe mettere a disposizione risorse importanti per intervenire a fronte di un serio progetto che sia compatibile con le linee di indirizzo che i tecnici individuati saranno chiamati a formulare per un’opera sostenibile”.

Le perplessità di Invidia

  • Percorso molto lungo
  • Esistono evidenti problemi idro-geologici
  • Costo molto alto dell’opera
  • Spese pressoché nulle della Provincia a favore di questo territorio nella scorsa legislatura
  • Repentina e insistente pressione per la realizzazione di un’opera che pregiudicherebbe la possibilità di avere risorse per la manutenzione e il miglioramento del resto del territorio

Proposta alternativa

Realizzare un percorso da Maccagno Inferiore-Gaggio (Agra), perché:

– meno costoso

– più sicuro

– più veloce

Di quale orribile peccato si è macchiato, dunque, il giovane deputato? Di avere espresso delle opinioni? Solo gli esperti potranno chiarire lo stato di salute attuale delle nostre montagne e se, rispetto alla grave situazione già portata all’attenzione dei cittadini qualche anno fa, durante un incontro con i geologi proprio in quel di Maccagno, la situazione è migliorata, è stabile, oppure si è aggravata.

La mia perplessità, invece, riguarda le modalità con cui, da un po’ di tempo a questa parte, vengono esercitate la democrazia e la trasparenza. La cosa pubblica sembra essere diventata sempre meno condivisa con i cittadini e sempre più appannaggio di un’oligarchia che si sta avviando a grandi passi verso una monarchia assoluta e insostituibile. Negli anni ’90 del secolo scorso i maccagnesi furono i paladini di quella cittadinanza attiva li vide, fra le altre cose, difensori dell’ambiente, attraverso tutti gli strumenti atti a far sì che ci fosse “un confronto aperto su tutte le questioni piccole e grandi che fanno parte della vita di tutti i giorni… la volontà di fare il massimo di chiarezza su molte questioni che fanno parte della realtà del nostro paese, perché pensiamo che i cittadini abbiano, prima di tutto, il diritto ad essere informati su quanto avviene. Soltanto un’informazione completa, infatti, mette tutti i cittadini sullo stesso piano, e dà loro la possibilità di intervenire incisivamente nella vita politica della comunità in cui vivono… Massima trasparenza nella vita amministrativa, partecipazione dei cittadini alle scelte importanti per il futuro del paese… Siamo pronti a discutere di tutto e con tutti…” (Da “Il Giornale di Maccagno – n. 0 – Febbraio 1992)

Molta acqua è passata sotto al ponte sul fiume Giona. Chi allora era all’opposizione, da dieci anni condivide le poltrone della maggioranza in Consiglio Comunale e allora ha scoperto che è sempre più comodo delegare al solo primo cittadino il compito di farsi portavoce della volontà degli elettori. Questa inversione di tendenza, che a poco a poco ha cloroformizzato tutti, sta producendo qualche eccezione, soprattutto tra i giovani, evidentemente non contagiati da questo strano virus che sta trasformando i cittadini in sudditi.

Ecco, questa è l’assoluta priorità che ci deve stare a cuore: ripristiniamo le assemblee aperte, gli incontri pubblici con gli esperti, lo scambio reale di idee tra le persone, abbandonando la sterile e cattiva abitudine di sproloquiare sui social. Riprendiamoci il diritto di voler conoscere la verità con le nostre orecchie e non attraverso proclami diramati “urbi et orbi” nella convinzione di avere a che fare con un “popolo bue”.

P.S. Il consigliere provinciale alla viabilità Marco Magrini, in data 7 febbraio risponde a Niccolò Invidia ribadendo che la Provincia di Varese valuterà “qualsiasi tipo di proposta che arriverà dal territorio e dagli amministratori locali” e nei prossimi giorni i due, sfruttando un incontro in programma a Roma su AlpTransit, parleranno anche della Piero-Lozzo.
Nel frattempo le mie personali perplessità sulla conduzione della cosa pubblica a Maccagno con Pino e Veddasca restano inalterate e respiro questo clima di paura e di intimidazione verso chi esprime opinioni “diverse” come un segno di pericolosa deriva…
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